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Il giovedì magico dei tifosi atalantini a Reggio

Sono le 4.33 e Paolo Gorrini non riesce a prendere sonno. La sua Atalanta, quella che segue da decenni ad ogni trasferta, affronterà la prima sfida di Europa League contro l’Everton tra qualche ora. Quattordici ore e trenta per l’esattezza, lo sa per certo perché continua a fare il countdown senza chiudere occhio. Sale sul gruppo WhatsApp degli amici di una vita, i compagni di trasferte, e trova altri insonni intenti a scambiarsi ansie, emozioni e le ultime dritte per la partenza. Il ritrovo è al piazzale della Malpensata alle 14.30, dopo pranzo.

Chi invece ha fretta di essere a Reggio Emilia per stemperare la tensione con uno gnocco fritto è la famiglia Corbetta: papà Erminio e i figli Marco e Alberto. Loro sono di Bonate Sopra e alle dieci e un quarto schiacciavano già il piede sull’acceleratore alla volta della Brescia-Piacenza: “Abbiamo tutti preso le ferie per tempo dall’azienda in cui lavoriamo. Non volevamo fare le corse ma goderci appieno il giorno”, spiega Alberto. L’amico accanto, che hanno caricato in auto da un’altra viuzza di Bonate, è un po’ sconsolato: “Anche io ho preso le ferie ma non so quanti hanno avuto la nostra stessa idea perché il centro di Reggio è invaso solo da inglesi dell’Everton”, replica Tiziano Zanchi.

Proprio nel momento in cui lo dice Thomas Cook, ventenne di Liverpool, si avvicina per chiederci quanti saremo allo stadio: “Undicimila? Non posso crederci, pazzesco! Vi aspetto il 23 novembre a Liverpool per offrirvi una birra”, dice salutando e andando incontro agli ultras per intonare cori da stadio nella piazza di Reggio.

Chi non è riuscito a prendere le ferie dal lavoro ma ha elaborato un simpatico trucchetto per non perdersi la gara è Mario Pezzotta: “Lavoro in giro per i cantieri di tutta Italia e proprio giovedì 14 settembre mi sono programmato la visita in mattinata a quello di Parma, in modo tale da avere poi il tempo di raggiungere la Dea qui a Reggio, unendo l’utile al dilettevole”, conclude sorridendo.

Il cielo intanto cambia colore e qualche nuvola nera lascia lo spazio a un cielo limpido e blu: i colori dell’Atalanta invadono l’area attorno al Mapei Stadium e Simone Bernardi, con il suo giaccone camouflage dalle tinte nerazzurre, è perfettamente in tema: “Io sono partito da Nembro alle dieci, ci tengo a portare nella città emiliana i nostri colori”, racconta, poi si gira di colpo e il suo sguardo si accende. “Buongiorno Presidente”, esclama all’indirizzo di un emozionato Antonio Percassi, che vaga per la città nella speranza di combattere l’ansia pre gara e che, appena lo vede sventolare il bandierone, alza il pugno in segno di forza.

Intanto, Kevin Testa, Gualà Kenny e Kèk imboccano il casello dell’autostrada che da Gorlago li ha portati dritti al Mapei Stadium: il trentaduenne ha scelto le 15.30 come orario di partenza ma non ha mai avuto paura di perdersi il calcio d’inizio. “Sono carico, siamo stati già altre volte al Mapei Stadium, l’ultima volta per l’incontro Sassuolo Atalanta terminato 0-3. Brividi da paura per questa gara con l’Everton. Siamo tutti contentissimi e non mi sembra vero. Ventisei anni fa eravamo troppo piccoli per assaporare questo momento mentre ora abbiamo una grande occasione per assistere dal vivo a un evento irripetibile. Siamo carichi a mille”, esclamano i tre della patria di Belotti, orgoglio del paese ma l’ultimo dei loro pensieri in questa serata europea. I loro eroi sono altri e, anche se ancora non lo sanno, questa sera si chiameranno Masiello, Gomez e Cristante.

Paolo Gorrini dà un’ultima occhiata all’orologio ma potrebbe farne a meno: i cori del pubblico in tribuna Est gli confermano che è arrivata l’ora tanto attesa. L’indimenticabile vigilia densa di emozioni è finita, ora può iniziare la festa.

(Con la collaborazione di Daniela Picciolo).

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