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Ilicic vs Fiorentina: è sfida a un passato tormentato

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Josip Ilicic è un nome che, abbinato a qualsiasi squadra italiana, scatena in chi l’ha tifato ricordi e sensazioni dolci-amare. Se la storia però è davvero un ciclo i cui eventi ritornano, forse è venuto il momento anche per Ilicic di chiudere il cerchio e ripetere gli inizi. Fulgidi inizi.

Rosa è la sua vita quando entra nella rosa di una rosanero: il Palermo, che ha il colpo di fulmine quando lo vede nel Maribor e si prende il merito di carpirne con lungimiranza le qualità e fargli comprare casa in Italia. Il primo anno nel team dell’allora mister Delio Rossi lo consacra e lo fa conoscere agli amanti del bel calcio per la tecnica e del fantacalcio per i risultati: grandi prestazioni, da trequartista a centrocampista interno con 34 presenze e 8 gol nel duetto micidiale con un Pastore in splendida forma. A fine 2011 firma una tripletta, nel 2012 è capitano quando Miccoli non c’è e l’amore per l’eccesso lo spinge alle doppiette nel ruolo di seconda punta. Anche l’inizio del 2013 gli sorride e lo manda in gol in tutte le gare dalla trentesima alla trentaquattresima giornata, ma poi inizia a far intravedere quell’alternanza altalenante che lo caratterizzerà sempre a venire, proprio quando in panca c’è il mister del rilancio: il Gasp, un esperto nello scovare giovani talenti. Lui al momento di anni ne ha già 25 e qualcosa nel suo andazzo, oltre che in quello della squadra, non va e la serie cadetta li accoglie a braccia aperte.

A Ilicic però si spalancano tutt’altri scenari perché lo vuole la Fiorentina: così lascia l’isola per la maremma toscana e in casa dei Della Valle sembra ritrovare il suo terreno fertile. Sembra però: perché il suo semaforo a fasi alterne non si è ancora spento e al verde acceso da Montella che crede in lui, c’è un giallo d’allarme quando si blocca ai 3 gol in sole 21 presenze. Poi due anni fa si riprende e realizza 13 gol, ma nell’ultima stagione le reti rimangono sul palmo di una mano. La prestazione è troppo discontinua, i piedi sono magici ma non usati con criterio e non gli garantiscono nemmeno la continuità per problemi alla caviglia e varie contratture. I mesi si susseguono così a fasi alterne che nel gennaio del 2014 rischiò persino di fare le valige: 1,2 milioni a stagione sembrarono troppi ai fiorentini.  Per fortuna però restò perché qualcosa di buono da dare ancora ce l’aveva, chiudendo quella tormentata stagione con 25 presenze e 8 gol.

Alti e bassi che non lo abbandonano mai e che si rivedono un po’ anche in questa Atalanta, quando prima si mangia un gol fatto al 15’ contro il Crotone e poi lo si vede rincorrere il pallone come una furia e andare in gol. 1-1 palla al centro? No perché, Var o non Var, si è anche procurato un rigore, ha infilato un’altra volta la rete e servito due assist d’oro. Le premesse perché diventi il goleador dell’Atalanta ci sono tutte e domenica sera Josip riaffronterà la sua ex squadra con la possibilità di punirla indossando un’altra casacca. Per lui sarà la sfida con il passato, un faccia a faccia con la città dell’odi et amo, che non risparmierà. Del resto, già il 3 ottobre 2010 timbrò il sette proprio sotto la curva Fiesole.

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