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Il fuorigioco – L’Atalanta, gli atalantini e la bellezza di sorprendersi ancora

Atalanta dei miracoli, riscatto dei più deboli, sogni che possono diventare realtà. Sul miracolo della Dea se ne sono dette, e se ne dicono tuttora, tante. Forse si sono dette tutte. O forse no, perché ogni partita regala ai tifosi nerazzurri e al mondo del calcio un ennesimo motivo di sorpresa, un nuovo spunto per paragoni, iperboli, entusiasmi e novità. Ad esempio, la partita di domenica sera con la Fiorentina. Sì, quella pareggiata in extremis ad un soffio dal suono della sirena grazie ad una rasoiata di Remo Freuler che da buon svizzero è arrivato con la precisione di un orologio rossocrociato a timbrare il gol del pareggio.

Parlare ancora di domenica a tre giorni di distanza e con un big match di Coppa che incombe può sembrare roba vecchia, altra riflessione poco utile, rischio di abbandonarsi ai ricordi senza guardare al futuro imminente, pericolo di incappare in retoriche noiose. Ma a chi piace ancora leggere il calcio da un punto di vista romantico piace vederla diversamente. Piace sorprendersi ancora per la scia di entusiasmo che il gol di Freuler ha portato con sé e piace continuare a riascoltare l’eco dell’urlo dei tifosi nerazzurri al momento del gol.

E agli atalantini, romanticoni del pallone, succede proprio così. Si dice che l’amore cessa di esistere quando si inizia a dare per scontato l’altro e le emozioni che si provano e quando non si ha più la capacità di comunicare, di sorprendersi o di dire alla dolce metà quanto la si ama o quanto stia bene quella sera con quel vestito. E siccome quel che lega il tifoso atalantino alla sua squadra è amore vero, puro, passionale, viscerale il ti tifoso atalantino continua a sorprendersi, ad emozionarsi, a non dare per scontato nulla.

Ed è questa l’ennesima lezione che l’Atalanta di Gasperini ci ha dato: tornare a sorprendersi per quello che il calcio ci sa regalare. Un gol al 90’ è sempre qualcosa che dà brividi, ma come succede per tante altre cose dell’ultimo calcio dura il tempo di una serata e quello della mattina successiva in ufficio coi colleghi, Poi stop. E invece no, è bello continuare a sorprendersi per un evento raro e libidinoso come un pareggio al “gong” e a ritrovare quello spirito romantico. È bello tornare a fare le file per una “trasfertona” come non succedeva da tempo complici i paletti burocratici e dettati dalla sicurezza; è bello tremare ancora per un pre-partita; è bello continuare a non dare per scontato che si giochi la Coppa o che si vada a Firenze o a Napoli a fare la partita.

È bello riscoprire che ogni singolo evento di una stagione è un brivido, da sfruttare, di cui godere, da consumare. Senza darlo per scontato, altrimenti è lì che svanisce l’amore – quello vero – per il calcio e la propria squadra. Si è incappati a livello nazionale in questo errore a causa (o grazie) alle abbuffate di calcio in televisione. E ci siamo ritrovati con gli stadi, culla dell’amore calcistico, vuoti.

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