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Il fuorigioco – La banda di Gasperini ha tolto l’età ai suoi tifosi

I suoni che mi sono rimasti dalla partita di ieri, al di là del tifo assordante dei 2.800 atalantini giunti a Lione la cui voce penetrava nei microfoni dei telecronisti, sono tre. Quello sordo dato dall’impatto del piede destro di Gomez col pallone, quello più gradevole del pallone che tocca la rete e poi quello secco di un pezzo di plastica che cade rovinosamente sul pavimento di casa. Tre suoni che si susseguono uno dopo l’altro in una sequenza durata 1 secondo e mezzo, forse 2 o forse meno, non importa. Il momento in cui sopraggiungono coincidono col minuto 57’: Gomez tocca il pallone a Freuler, questi glielo stoppa, lui calcia, sfonda la barriera e batte il portiere. In casa si esulta ed è in quel momento che il telecomando della televisione esce dalle mani di papà e finisce sul pavimento del salotto. Resto sbalordito. Innanzitutto perché non capisco come quel pallone abbia potuto superare la barriera e beffare il portiere francese, ma subito dopo perché l’esultanza, quasi rabbiosa da tifoso della curva, di papà non l’avevo mai vista.

Nemmeno l’anno scorso dopo il secondo tempo con la Roma, nemmeno alla strabiliante vittoria a Napoli della passata stagione, nemmeno al pareggio di Freuler in casa con la Juventus e, addirittura, neanche a quello messo a segno sempre dallo svizzero domenica sera a Firenze. Avevo solo intravisto gli occhi un po’ lucidi alla festa finale con la qualificazione in Coppa ottenuta, ma nulla di più. Ha sempre vissuto l’Atalanta in modo viscerale, ma estremamente intimo e umile tanto che l’anno scorso quando l’Atalanta sognava la Champions League ancora controllava quanti punti di vantaggio si avevano su Crotone, Palermo e compagnia. Un uomo innamorato della sua Dea che si piega ad ogni suo volere, nel bene e nel male, senza proferire parola. Senza entusiasmarsi troppo per le vittorie, senza abbattersi troppo per le sconfitte consapevole di aver sposato una bellezza pura ma capace di non lasciarti mai tranquillo. Nel calcio spiccio, le chiamano Provinciali le squadre che si comportano così. L’Atalanta di provinciale non ha più nulla, ma lui è rimasto un tifoso “provinciale”. Fino a ieri, fino al gol di Gomez quando è tornato indietro trent’anni e si è rivisto in curva contro il Malines in quella partita vista “col ginocchio del tifoso dietro conficcato nella schiena per 90 minuti perché tutti non ci stavamo al Brumana”. Sì, al Brumana.

Lui ringiovanisce, i piccoli tifosi invece crescono più in fretta e tornano ad innamorarsi dell’Atalanta che negli anni 2000 aveva forse dovuto soccombere più del solito a Juventus, Milan e Inter tra i tifosi bergamaschi. E invece i giovanissimi stanno tornando a riapprezzare il gusto per l’Atalanta e ancor di più il gusto per lo stadio, per i giocatori coi maschi che tornano ad acquistare le magliette nerazzurre e le femmine (quante!) che tornano ad innamorarsi di questo o quell’altro giocatore e a scegliere chi sia il più “figo”. Tra chi ringiovanisce e chi cresce forse la realtà è che l’Atalanta di Gasperini ha tolto l’età ai suoi tifosi, li ha trasportati in una dimensione sospesa tra sogno e realtà, tra tifo sfrenato e umiltà tutta bergamasca, tra le sofferenze del passato e le gioie che sembra riservare ancora il futuro. Un ennesimo miracolo tutto da gustare, coltivare e conservare.

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