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L’ex – Quando Gritti sbancò Verona

Una zuccata, tra i 150 palloni in porta di una parabola lunga sedici anni. Quella del raddoppio e del ko, da avversario dei colori del turno di campionato, inevitabilmente sbucata dall’album personale dei ricordi. Quando si dice il destino. Nella carriera di un professionista, per carità, sono tutt’altro che rari gli incroci e i rendez-vous con realtà già sperimentate in prima persona, dal di dentro o nel mirino. Non è dunque così insolito trovare stasera un ex Hellas sulla panchina dell’Atalanta, trattandosi di professionista che ai tempi delle scarpe coi tacchetti era costretto al giro della sette chiese perché non esattamente nella cerchia ristretta delle vedette.

Il vice di Gian Piero Gasperini, il milanese dell’Ortica Tullio Gritti, un passato da portiere agli esordi per poi fare l’attaccante iniziando da Caravaggio e chiudendo a Mantova dopo aver indossato le maglie di Ivrea, Derthona, Arezzo, Brescia, Torino, Brescia di nuovo e Verona, due stagioni e cinquina tra la A di Osvaldo Bagnoli e la B di Eugenio Fascetti dal 1989 al 1991, ha la particolarità di averla messa nel sacco da nemico al club atteso all'”Atleti Azzurri d’Italia”.

Capitò il 20 marzo del 1988, con la maglia granata al “Bentegodi”, su cross di Sabato. Ma gli intrecci col futuro non si fermano qui, perché ad arbitrare fu il compianto bergamasco Pierluigi Magni. Nei gialloblù c’erano gli ex atalantini Roberto Soldà e Marco Pacione, il sostituto di Gritti a quattro dal novantesimo è Giorgio Bresciani, viareggino che in estate sarebbe approdato sotto le Mura Venete.

Nell’avventura successiva da assoldato in riva all’Adige l’attuale mister in seconda avrebbe trovato una pletora di ex casacche nerazzurre: Luciano Bodini, Marino Magrin, Robert Prytz e Pierino Fanna, più il riccioluto mediano Andrea Icardi nell’annata cadetta. Ah, in precedenza aveva castigato pure la Dea, a Brescia, il 12 aprile ’87. Ma questa è un’altra storia.

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