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L’album dei ricordi – La Dea e la bestia nera di Udine

Ha fatto pari e patta con Bryan Cristante nell’ultimo scontro diretto alla Dacia Arena. Senza portare troppa sgabola, perché allora si era quinti dietro la Lazio e a fine stagione sarebbe piovuto dal cielo sotto la Maresana il quarto posto dei record e del ritorno in Europa in pompa magna. Lo spauracchio del fine settimana ha spalle larghe, piedi buoni, discreta attitudine al gioco aereo e un fisico che lo rende una sorta di Andreas Cornelius più pigmentato, col bulbo scuro alla Big Jim o alla Superman. Ma la sua caratteristica principale è che da quando veste il bianconero delle Zebrette friulane chi parla in bergamasco alle partite di pallone è destinato a rimanere ammutolito, perché con questo nella rosa altrui, nemmeno necessariamente in campo, non si è più riusciti a spuntarla manco per scherzo. Solo due pari, 0-0 e 1-1 tre e due annate or sono, lontani dal Nordest, e ben quattro scivoloni. Non è una frase buttata lì: l’ultima vittoria dell’Atalanta sull’Udinese risale alla doppietta casalinga dell’ex German Denis del 29 settembre 2013.

Stipe Perica, attaccante croato classe ’95, cresciuto nel natio Zadar, meteora al Chelsea e sbocciato nel NAC Breda in Olanda, è in forza alla suo attuale club dalla stagione successiva. E pur restando a guardare in un paio di convocazioni, l’ha messa tre volte su quattro presenze, di cui una da riserva (il 3-1 della vendetta delneriana all'”Atleti Azzurri d’Italia” all’andata nel 2016-2017, Zapata-Kurtic-Fofana-Thereau). Il che fa del suo score personale contro i nerazzurri più di un quarto di quello italiano nel complesso, in cui finora ha scritto undici. E visto che da professionista, nazionali escluse, la somma totale è trenta, un decimo dei cartellini li ha vidimati nella timbratrice della Dea. Da ligio e puntuale impiegato del gol. Le precedenti due reti, fra l’altro, le segnò nel giro di un mesetto. Nel 3-1 del quarto turno di Coppa Italia, il 2 dicembre 2015, svettando sul cross di Adnan al 57′ per riportare avanti i suoi dopo il botta e risposta tra Di Natale dal dischetto (5′) e Monachello (48′): Totò il recordman di squadra fissò poi il risultato sul 3-1 a 14 dal novantesimo. In campionato, il 6 gennaio successivo, ecco il raddoppio, ancora di testa, prima dell’intervallo sul traversone di Bruno Fernandes dopo l’apripista di Thereau (23′); inutile l’acuto di D’Alessandro alla mezzora della ripresa.

Erano i tempi di Stefano Colantuono ed Edy Reja sulle rispettive panchine. Che per gli orobici il bottino pieno a Udine sia un terno al lotto lo dimostrano le nude cifre, perché su 40 match (5 in B, 2 nel trofeo della coccarda) solo in otto occasioni sono risaliti sul pullman con qualcosa da festeggiare, a fronte di 24 affermazioni di chi anche domenica avrà il fattore campo a favore. 68 a 42 il quoziente reti per l’Udin, mentre a Bergamo il ruolino di marcia recita 14-19-7 e 61-35. Non si vince extra moenia dal 18 ottobre 2009: 3-1 dell’allora undici di Antonio Conte (4′ Tiribocchi, 8′ Lodi, 69′ Valdes, 73′ De Ascentis) su quello di Pasquale Marino. L’attuale tecnico del Chelsea si sarebbe poi dimesso dopo lo 0-2 col Napoli all’Epifania: con Bortolo Mutti fu serie B. E i Ruggeri dovettero cedere la società ai Percassi. Gesti apotropaici d’obbligo…

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