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L’album dei ricordi – La Spal e il nonno d’arte da 5 ko

Dalla non brevissima storia delle sfide tra Atalanta e Spal, interrotta comunque per periodi piuttosto vasti dal declino degli avversari di turno, confinati nelle categorie minori nei pieni anni ottanta e novanta, spunta la figura avvolta nell’epopea che ha rapporti di sangue con un alfiere dei nostri giorni. In un football all’italiana in cui le dinastie hanno sempre avuto voce in capitolo, nell’amarcord di stavolta ad alzare la propria è il nonno d’arte del caso, Francesco Petagna, papà di Euro, tecnico nei dilettanti e direttore sportivo della Triestina ripartita dall’Eccellenza nel 2012, a sua volta genitore di Andrea, il centravanti di manovra mancino dell’undici gasperiniano di oggi. Tarantino di nascita ma triestino d’adozione, tanto da essere stato capitano dell’Unione alabardata a metà del secolo scorso, l’illustre antenato fu l’allenatore che chiuse la lunga e gloriosa parabola nella massima serie della creatura di Paolo Mazza, vincendo cinque scontri diretti su sette con la squadra che sarebbe stata di suo nipote.

Anche se lui, scomparso nel 2000, quando l’erede aveva appena compiuto cinque anni, non avrebbe certo potuto immaginarselo nemmeno lontanamente. Oltre a spuntarla in coppa (vedi quarto paragrafo), il fondatore della saga familiare è noto per aver calato un poker – Osvaldo Bagnoli in campo fino al ’67, il futuro mister Edy Reja nel 1967-1968, l’ex Orlando Rozzoni anche nel ritorno della stagione prima – per castigare la Dea di Stefano Angeleri al tavolo della A: il 3-1 del 19 dicembre 1965 (26′ e 48′ Innocenti, 40′ rig. Massei, 73′ Chico Nova) impreziosito da un Fabio Capello diciannovenne (rivenduto alla Roma a peso d’oro in capo a un biennio), l’1-0 sotto la Maresana firmato Muzzio (43′) del 23 ottobre 1966 e gli altri due successi di misura a favore di campo, il 5 marzo ’67 (4′ Massei) e il 28 aprile ’68 (Bertuccioli allo scadere). Le consolazioni per i tifosi di parte orobica, nel periodo, sono la doppietta di Gerry Hitchens (48′ e 79′) il 24 aprile del ’66 e l’1-0 di San Silvestro dell’anno dopo firmato al 5′ della ripresa da Giancarlo Danova, la Pantera: le due compagini nella massima serie non s’incontrano da quel giorno. Ezio-gol Bertuzzo la risolse al 79′ in B il 9 gennaio 1977, in panchina Rota contro Bugatti, la risalita al piano di sopra a portata di mano: è da quella data che ai padroni di casa di domenica manca il segno 1 in schedina.

L’ultimo testa a testa è il primo turno di Coppa Italia del 23 agosto 1996, col 2-1 al “Paolo Mazza” (11′ Sorce, 55′ Inzaghi, 71′ Sussi) dell’undici di Salvatore Bianchetti ai danni di quello di Emiliano Mondonico. Curiosissima la partita nella partita tra lo spallino Alessandro Furlanetto e il Superpippo nazionale, compagni nel Leffe e poi nel Verona di Bortolo Mutti. Nei 29 precedenti disputati a Bergamo i biancazzurri l’hanno spuntata sei volte contro undici (12-11-4 il bilancio a Ferrara, reti 33-24). L’ultimo in campionato è dell’11 gennaio 1981, in serie B, e al termine di quell’annus horribilis i nerazzurri avrebbero conosciuto l’onta della prima e finora unica retrocessione in serie C all’alba della presidenza di Cesare Bortolotti: finì 1-1 dopo che a Caputi ebbe risposto Giani (entrambi di testa, Renzi parò una staffilata a Mandorlini) per gli ospiti. Di lì alla fine del girone d’andata (ovvero due turni dopo), il cambio della guardia tra Bruno “Maciste” Bolchi e Giulio Corsini. Il quoziente reti, 28 a 21, parla bergamasco; 6 volte s’è giocato nell’anticamera del calcio che conta.

I portacolori del calcio estense non prevalgono extra moenia dal 6 gennaio 1980, sempre in cadetteria: la formazione di Mario Caciagli espugna il campo avverso grazie a Gibellini. Infliggendo un duro colpo a mister Titta Rota, che avrebbe poi attraversato la barricata (dopo aver vestito ambo le maglie da terzino destro tra i Cinquanta e i Sessanta) giusto per conquistare il bottino pieno nell’annata susseguente. La prima in assoluto risale al 16 ottobre 1927, nel girone A di Prima Divisione, l’odierna serie B (la A si chiamava Divisione Nazionale): 3-1 bergamasco con reti di Romano Buschi (11′) e Luigi Poggia (12′ e 33′), di là dimezza temporaneamente Zucchini (16′). Era la Dea del magiaro Imre Payer (Perenyi), dall’altra parte un certo Carlo Osti, omonimo del futuro difensore e dirigente. Nel trofeo della Coccarda l’altra affermazione targata Bergamo, il 2-1 nel quarto turno eliminatorio dell’8 ottobre ’58 (9′ Ronzon, 22′ Broccini, 74′ Pensotti); sbancato il “Comunale”, invece, il 5 dicembre 1965 nel terzo turno grazie ai gol di Massei a inizio ripresa e Bertuccioli al novantesimo. Una delle firme di Petagna il Nonno, the original. Nella stessa competizione, anche un nullo, l’1-1 del girone di qualificazione D, 11 agosto ’79: a Giani (16′) replicò Bertuzzo, come prima passò l’Inter.

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