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Cominelli, da Parre all’Inter passando dalla Dea

C’era un’epoca, di qualche decennio successiva a quella dei pionieri dello sport importato da Oltremanica, in cui il pallone poteva essere l’occasione d’oro per sfuggire al destino della miniera. E magari fare da trampolino per un tuffo che dalle ingiallite pagine di cronaca d’antan proietta direttamente nella leggenda. Da secondo atalantino finito all’Inter dopo il superportiere Carletto Ceresoli. E da secondo miglior marcatore di tutti i tempi della Dea dopo Cristiano Doni. È il caso di Severo Cominelli da Parre, calciatore provetto ma anche dipendente della multinazionale belga Vieille Montagne, che da fine Ottocento fino alla nazionalizzazione fascista del 1941 ai piedi del monte Trevasco e in Valle del Riso (tra Gorno e Oneta) estrasse minerale di zinco (blenda e calomina) a tonnellate dopo aver acquisito le concessioni in una vasta area della Valle Seriana.

Compaesano di altri due nerazzurri come Aldo (attaccante) e Gino (portiere) Perani, zii dei nossesi Ettore e Marino (scudettato col Bologna nel ’64), il compatto ma potente Severino dal tiro che piegava le pani ai portieri, una mezzala col senso della rete dalla resistenza fisica di un mulo, fece l’avantindré con la Beneamata. Una sorta di Freuler con la castagna alla Pogba o alla Juninho Pernambucano. Coi bergamaschi, che lo prelevarono diciannovenne dalla Nossese di Ponte Nossa, il ragazzo nato esattamente 102 anni fa nel paese degli scarpinòcc (le calzature di panno che poi hanno prestato il nome ai tipici ravioli) ha all’attivo 62 gol (lo storico numero 27, l’eroe ripudiato per il calcioscommesse, è a quota 112) di cui 60 in campionato (Doni è a 103).

Dei 71 in carriera escluse Coppa Italia e tornei collaterali, 55 già nelle 194 presenze con l’Atalanta dal ’34 al ’41. Quindi due stagioni (da neo acquisto insieme ad Arnaldo Salvi, ceduto l’anno dopo alla cremonese) all’allora Ambrosiana (45 match e 5 palloni in porta) e 5 gol in 13 partite al rientro nel campionato di guerra del ’44 che non contano ai fini statistici. Ancora Inter dal dopoguerra al ’47 (70 e 1) e altre due annate a Bergamo (57 e 5), dove si sarebbe spento il 20 aprile 1998, col quinto posto del ’48 grazie anche all’efficacia sotto porta di Edmondo Fabbri (8) e Mario Astorri (9), nonché alle parate di “Porta bronzea” Bepi Casari (convocato con Giacomo Mari alle Olimpiadi di Londra), prima di chiudere nella Spal.

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