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L’Atalanta tra campionato ed Europa: le ragioni di una differenza

Che quella dell’Atalanta sia una stagione fin qui a doppio binario non ci piove. A metà del guado in una serie A che solo nella scorsa annata l’aveva vista da protagonista immediatamente dopo le big, in Europa è riuscita a dominare il proprio Group Stage (E) sovvertendo i pronostici che davano favoriti il Lione e l’Everton. Osservando le statistiche di squadra, però, si comprende come lo studio dei singoli impegni di coppa e fondamentalmente la diversità di approccio rispetto alle tappe del calendario della regular season abbiano prodotto una maggior efficacia complessiva nelle sfide del giovedì sera. Pur nella diminuzione di alcuni indici.

Dimostrazione tangibile della rinuncia a essere più martellanti e ossessivi cogli avversari, a tutto pro della costruzione spedita delle occasioni da gol e della loro realizzazione. Spiccano i dati del possesso palla, dei duelli vinti e della precisione nei passaggi: rispettivamente, il 48 per cento nel girone continentale contro il 54 del campionato, idem contro la metà (il 34% di tackle contro il 39, il 57 di dribbling contro il 62) e il 79 al cospetto dell’82. Con un ricorso ben più accentuato alle palle lunghe: 167 su 1.652 passaggi, a riprova che ragionando nell’arco dei novanta minuti una tantum, a volte, si deve andare per le spicce, mentre negli scontri entro i confini nazionali (spalmati su ben più del doppio delle partite, 15 a 6) sono state solo 437 su 5.360. Ovviamente aumentato, a metà settimana, il range di lancio, da 19 a 20 metri.

Altra storia invece i numeri finalizzati al gol purchessia, e difatti ne sono arrivati 14 (4 presi), più di un paio ad allacciata di scarpe, al confronto dei 21 alle compagini tricolori. 67 chances create fanno 11 e rotte a partita, mica male contro due avversarie quotate e uno sparring partner (il fierissimo Apollon) molto meno arrendevole del previsto, se si pensa che nel Belpaese la media giunge alla decina secca (152 totali). La precisione nelle conclusioni passa però dal 48 al 52 per cento quando si prendono il pullman per Reggio Emilia e l’aereo per posti dove non si parla la lingua di Dante. L’esperanto gasperiniano si fa capire lo stesso, perché è l’essenza del pallone.

Ah, dimenticavamo altri due segni più. 41 azioni difensive a match (246 in 6) in Europa League contro le 36 in A, perché il gioco sparagnino e l’attendismo non fanno per i competitor oltre cortina e si attacca comunque a spron battuto. Infine, le 7 reti da palla inattiva a 6, uno dei punti fermi del 2016-2017 rivalorizzato sui palcoscenici che contano. Rigore di Ilicic autoprocurato a Nicosia, piazzato malefico del Papu Gomez nella tana dell’OL e insaccate a go-go sulle parabole dalla bandierina: Masiello con l’Everton in casa, Cristante, Gosens e Cornelius fuori; Petagna con i ciprioti al Mapei Stadium. Arrivederci ai sedicesimi, sperando che il nerazzurro continui a far vedere i sorci verdi a tutti.

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