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Toloi e Petagna, una poltrona per due

Uno ha aiutato il proprio portiere a rintuzzare la doppia occasione da brivido lungo la schiena di Mariano Diaz al terzo giro di lancetta, rendendosi poi protagonista di una partita memorabile anche negli anticipi e nelle discese palla al piede. L’altro, oltre a far salire la squadra col solito possesso ad ampie falcate e a schiena inarcata dando sempre le spalle alla porta nelle partenze a mulo, l’ha risolta rompendo il ghiaccio di testa quasi senza accorgersene, in mischia, alla primissima chance utile. Nessun dubbio che Rafael Toloi e Andrea Petagna contro il Lione, nel barrage per la vetta del girone e la boccia number one lunedì a pranzo a Nyon, quando saranno decisi gli accoppiamenti dei sedicesimi di Europa League, si siano assisi su un trono a due.

Il mastino brasiliano, assolutamente superbo nel tenere la posizione allargandosi a tamponare l’ala sinistra com’è nelle consuetudini dei giochi difensivi di Gian Piero Gasperini, ci ha messo anche un borseggio sulla corsia nel primo tempo e un paio di disimpegni nel finale su azioni pericolose del nemico. Ma a far saltare in piedi sulla sedia dagli applausi sono il suo coinvolgimento nella manovra e la precisione quasi assoluta con cui trova e serve i compagni: davvero arduo trovare uno nel suo ruolo, centrale di destra in un terzetto, capace di sfornare in un’allacciata di scarpe decisiva ben 28 passaggi al millimetro, di cui solo 1 all’indietro a Berisha e ben 12 nella metà campo altrui, cannandone soltanto 6. Unico neo, il solo tackle vinto su 5. E fra quelli persi c’è anche il fallo da ammonizione, il solo commesso in una serata da killer in guanti bianchi, su Fekir al decimo della ripresa.

E Petagnone? Sempre più leader. Ma anche più concreto e implacabile che in campionato. Dopo averla messa di testa all’Apollon grazie alla carezza dalla bandierina di Ilicic dalla sinistra, ecco la palla sporca e schiacciata di Hateboer innescata dal cross di Spinazzola che fa per il bis a favore di capoccia, non certo la specialità della casa ma anche stavolta sfruttata a dovere. Una mini mischia all’altezza del secondo palo col guantato nemico che non accenna nemmeno all’uscita e il gioco è fatto. Uno sguardo anche alle altre cifre, anche se magari sembrano non dire molto. Tre tiri tentati e mai giunti a destinazione, compreso un gran sinistro fuori dallo specchio di un amen al minuto settantuno (sui settantasei disputati prima dell’ingresso di Kurtic) convergendo dal vertice destro sull’asse Hateboer-Ilicic, ovvero la catena di fascia estemporanea, un dribbling riuscito su due (Ferri, l’altro era Diakhaby), il 74 per cento di positività nei passaggi e pure l’intercetto sul cross sottomisura di Ferri sugli sviluppi del corner a due Fekir-Depay al 18′ del secondo tempo. Un raffinato regista d’attacco che sa fare anche il terzino, robe che solo col Gasp in sella.

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