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L’album dei ricordi – Atalanta, dal Gasp l’ultimo dispiacere a Marassi

Alla faccia del tabù Marassi. Se il Genoa a ‘sto giro non è ancora riuscito a espugnare il terreno amico, contro l’Atalanta il segno 1 manca addirittura dal 24 gennaio 2010. E non c’è da stupirsi che l’artefice di quel successo sieda oggi sulla panchina degli ospiti di lunedì sera, perché Gian Piero Gasperini nella sua carriera è diventato l’immagine di marca del movimento pallonaro di tre piazze soltanto: il Crotone, il Grifone e appunto la Dea. È un segno del destino che sotto la sua guida, grazie agli acuti di Palacio (18′, su verticalizzazione del carneade Zapater) e Crespo (42′, gioco di sponda col connazionale sulla punizione di Milanetto), si sia consumato l’ultimo dei 22 bottini pieni casalinghi dei rossoblù contro i nerazzurri.

È un uomo dal cuore diviso quello che si ripresenta laddove aveva ottenuto due qualificazioni europee potendo giocarsene solo una, proprio in quella stagione, quando il Valencia gli aveva scippato in extremis la qualificazione ai sedicesimi il 17 dicembre precedente nel catino di casa. Inutile dire la fine che fece in quell’annata ormai remota la squadra allenata da Bortolo Mutti, quarta scelta effettiva della serie sciagurata dopo Angelo Gregucci (a Zingonia solo per il rifiuto di Davide Ballardini, pensa un po’), Antonio Conte schiaffeggiato dai tifosi per le due pere dal Napoli all’Epifania e il traghettatore innocente Valter Bonacina in prestito dalla Primavera.

Nella scorsa stagione, dal Gasp, la dimostrazione che per lui i sentimenti non si accoppiano mai con la pietà, perché il campo è un giudice implacabile e gli ostacoli nel calcio vanno saltati a piè pari. Donde la manita da sberlone del 2 aprile, leggi il pesce ritardato e dato direttamente sul muso dell’amico-nemico, a suon di tripletta del Papu Gomez (il raddoppio dal dischetto, fallo di Burdisso su Petagna) a completamento dell’apertura in bicicletta di Andrea Conti e della zampata in mischia di Mattia Caldara. A guardare le statistiche, Coppa Italia e serie B comprese, il bilancio della sfida sotto i cieli della Lanterna parla anche di 13 pari (di cui 4 nel settennio in esame) e 8 affermazioni bergamasche, compresa quella ottenuta alla trentottesima giornata del 2015-2016 da Edy Reja (15 maggio 2016; D’Alessandro, Pavoletti e Kurtic) proprio a discapito di colui che sotto le Mura passa per eroe da due rotazioni terrestri. 54-41 il quoziente reti.

Le cifre all’ombra delle Orobie, 20-13-15 per l’Atalanta con 53 palloni nel sacco a 46, non hanno comunque il potere di riallineare i piatti della bilancia: il totale, che sancisce la prevalenza genoana negli scontri diretti, recita 37-26-28 con 100 gol a 94. Numeri da grasso che cola. Allacciarsi le cinture, prego. Perché la Gasp-band, salita sull’ottovolante in primavera, stavolta vuole scollinare oltre le montagne russe di un rendimento in campionato così così per issarsi più in alto possibile.

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