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L’album dei ricordi – Il tabù Lazio: 3 ko nelle ultime 6 volte

simone inzaghi

Okappa sotto le Mura Venete, il contrario nella tana del nemico di turno. Ma l’ultimo degli 8 segni 2 della serie, il 4-3 della scorsa stagione, è una ferita ancora aperta. E rimarginarla varrebbe doppio: vendetta per l’incipit a conti fatti bugiardo di quella che si sarebbe rivelata una cavalcata trionfale verso il ritorno in Europa dopo 26 anni, e sprint mica male per la volata in zona coppa quando il girone d’andata sarà a meno due dal gong. Nelle sfide tra Atalanta e Lazio il fattore campo ha sempre contato parecchio. Su 113 confronti diretti nella storia dei due club, i nerazzurri a Bergamo ne hanno disputati 57 (40 in A, 3 in B e 5 in Coppa Italia) vincendone 22 e pareggiandone 27, con 75 gol fatti e 44 presi.

Il computo totale delle sfide recita 35 a 34 per l’Aquila (129 a 125 il quoziente reti), che però nei cieli della Maresana a conti fatti è finita spesso impallinata. I sei campionati che hanno preceduto quello corrente sono stati comunque da allarme rosso per i nerazzurri, ko davanti al pubblico amico la metà esatta delle volte. L’ultimo a spuntarla (dall’altra parte c’era Stefano Pioli) fu Edy Reja il 28 ottobre 2015, in rimonta: alla punizione pennellata di Biglia risposero l’autogol di Basta provocato da Gomez e lo stesso Papu nel finale grazie all’imbeccata dalla destra di D’Alessandro. Per scongiurare l’effetto gufata, meglio soffermarsi sulle circostanze del tris indigesto dal 2011-2012 in avanti.

Cominciando dalla fine, ovvero dalla disfatta del 21 agosto 2016. Perché è significativa, e non solo per il fallito attacco al tabù dell’esordio in campionato, mai più vincente dall’acuto di Padoin contro il Siena del 31 agosto 2008. Dieci giri di lancetta e Paloschi spreca sulla traversa il suggerimento di Spinazzola: il Palo, fermo al palo, chiuderà l’avventura atalantina senza palloni nel sacco in gare ufficiali, afflosciandosi strada facendo. Quindi il 3-0 ospite in mezzora grazie a Immobile (da Milinkovic), Hoedt (svettata che Sportiello non trattiene sulla punizione di Biglia) e Lombardi in tap-in sull’asse Kishna-Immobile. Nella rirpesa, la doppietta della grande illusione di Kessie, sul primo legno decisamente mal difeso e riprendendo la respinta di Marchetti sulla berta di Kurtic, quindi il 4-2 di Cataldi innescato da Basta e il destro di Petagna sottomisura dopo una palla in uscita gestita da Conti.

La sconfitta del 4-2-3-1, tattica definitamente abbandonata (insieme al 3-5-2) di lì a poco per le fortune della squadra. E le due battute d’arresto precedenti? Torniamo al 2012, l’annus horribilis coi capitolini. Penultimo turno, 6 maggio 2012: Stefano Colantuono contro il futuro successore di Lucinico, Kozak al 35′, Cana al 90′, 4-4-1-1 con spina dorsale Cigarini-Moralez-Denis e Stendardo espulso all’81’ per proteste contro 4-2-3-1, Lazio lanciata verso l’EL che conquisterà insieme alla quarta piazza. Dulcis in fundo, il successo di misura di Vladimir Petkovic alla prima giornata (allora è un vizio…) dell’annata seguente, il 26 agosto (festa patronale cittadina, Sant’Alessandro) 2012: basta un golletto di Hernanes su invenzione di Mauri al 17′ ed è fatta. Occhio al particolare: era in notturna pure quella, come l’anno scorso, Inzaghino contro Gasp.

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