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Nerazzurri in prestito, 2a parte – Pessina, che assist. Monachello primo senza giocare

Non posava la scarpa nemmeno in panchina dal 20 novembre, nel ko casalingo (0-3) col Cittadella. In campo, la sua terza comparsata stagionale era stata il 12 precedente nel 2-1 di Cremona, al posto di Embalo. Sabato pomeriggio, nell’1-0 al “Barbera” contro la Ternana che vale il consolidamento della vetta a quota 35, Gaetano Monachello è tornato tra le riserve nel Palermo, abile a spuntarla di misura vivacchiando sull’acuto di Rispoli al 3′ su una discesa libera favorita dalla palla persa in mezzo dalla vecchia conoscenza atalantina Marino Defendi, all’epoca “il Caniggia di Pognano” per dirla cogli immaginifici aficionados personali.  Mordere il freno con un intoccabile come Nestorovski a ostruire la strada della gloria è il cruccio attuale dell’agrigentino di Palma di Montechiaro, classico ’94 dal grande futuro alle spalle.

È un serie cadetta che ai nerazzurri in prestito continua a riservare alti e bassi, specie a livello individuale, ma le soddisfazioni non mancano comunque. Affermazione adattabile come un guanto al mancino afflitto da perenni problemi muscolari, ma anche a Nicolò Fazzi, aspirante erede di Spinazzola visti i frequentissimi impieghi a sinistra da destro naturale qual è, dovuti solo in parte alla perdurante defezione di Fabio Eguelfi (tendine d’Achille operato) in un Cesena che tiene abbastanza lontana la zona rossa: con lo 0-0 di Parma contro la terza in classifica (pari merito col Frosinone), i romagnoli di Castori – il ’95 ex Fiorentina, Perugia e Crotone si becca il giallo (il terzo) al 41′ per fallo tattico su Di Gaudio – salgono a 22.

A braccetto con l’Avellino del lunghissimo mastino Anton Kresic, ammonito a dieci dal novantesimo dopo aver abboccato alla finta di Lores Varela, e di Salvatore Molina, esterno alto nel 4-4-1-1 di Novellino (rilevato da Camara all’84’), mentre Emanuele Suagher scontava il primo dei tre turni di squalifica per il rosso rimediato col Cittadella (colpo col braccio alla nuca di Benedetti): per gli irpini Castaldo (59′, tap-in su tiro di Bidaoui respinto da Ragni) replica a Perez, firmatario del vantaggio dell’Ascoli al “Partenio” anticipando proprio i 198 centimentri del croato sull’azione Varela-Cinaglia con sponda aerea. Una distanza più sopra c’è il Perugia, a dispetto del ko interno (3-1) patìto dal Bari secondo: Alessandro Santopadre fa il guardaspalle di un Rosati che si fa infilare da Galano (21′) sul flipper con Marrone dal corner di Iocolano, dopo il pari-monstre mancino by Di Carmine (33′) decide di intervenire troppo tardi sul cross dall’out di Tello lasciando fare a Nenè (41′) e infine si fa scavalcare dalla parabola su punizione dell’autore del rompighiaccio (71′). Alberto Dossena non può metterci una pezza in difesa, Simone Emmanuello (ultimo gettone con la Cremonese il 28 ottobre) recita la parte sgradita del riservista escluso dagli utilizzabili.

Sale a 24 rompendo il digiuno (1 pari in 3 partite) il Pescara zemaniano, che nel posticipo domenicale (17.30) prevale al “Cornacchia” sul Novara grazie a un magnifico tiro a giro di Brugman al 21′ facendo a meno dei tre atalantini: giornata dietro la lavagna del giudice sportivo per la mezzala Luca Valzania, panca per Christian Capone, manco quella per Emmanuel Latte Lath. A 28, in zona playoff, la Cremonese di Alberto Almici – sanzionato al 66′ per reciproche scorrettezze con Caputo: va in diffida – e Michele Canini, protagonista del buon 1-1 allo “Zini” con l’Empoli quinto: Donnarumma porta avanti gli ospiti al 34′ su invito dell’eterno Pasqual, Brighenti impatta dal limite scagliando sotto l’incrocio una palla in uscita al 69′. Davanti al pubblico amico col Venezia, a pari punteggio coi grigiorossi, non va oltre il 2-2 in rimonta il Foggia di Davide Agazzi, ora quartultimo a 19: Beretta (88′) e Deli (95′) spengono l’illusione del balzo in avanti dei lagunari di Pippo Inzaghi sulle ali della doppietta di Zigoni (5′ di testa e 54′). Per il centrocampista classe ’93, nell’anticipo serale del venerdì, una legnata altissima al 32′ su invito di Gerbo.

Scivola indietro nella bagarre (21, più 2 sui Satanelli) la Virtus Entella dell’escluso illustre Giuseppe De Luca, caduta al “Comunale” di Chiavari con la Salernitana del neo mister Stefano Colantuono (29′ Kiyine, 60′ Sprocati in incornata), pur priva del portiere titolare Boris Radunovic – ancora cinque settimane di stop: lesione del vasto laterale della coscia sinistra riportata nello scontro con Di Carmine al 23′ contro il Perugia la settimana prima – e del nemmeno panchinaro Patrick Asmah: Adamonis al 40′ para il rigore di Troiano assegnato per il contatto Mantovani-Diaw, Minala si facciare per somma di ammonizioni tre giri di lancetta dopo il raddoppio. A completare la strana coppia a 26, alle soglie del sogno dorato della post season, lo Spezia del mezzosinistro Matteo Pessina e dell’attaccante di riserva (stavolta) Guido Marilungo, protagonista del successo all’inglese nella tana della Pro Vercelli penultima (18) dello spettatore sotto il plexiglass Mario Pugliese: a segno Granoche al 34′ e Forte (cambio di Gilardino dal 62′) al 74′ proprio su assist del monzese.

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