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Atalanta e Cagliari, la differenza nei numeri

pavoletti

27 a 17, sesto posto ex aequo (con la Samp, in vantaggio nello scontro diretto) contro quintultimo (a braccetto col Genoa, idem come sopra), 7 vittorie a 5, 5 ko contro 11, 28-23 al cospetto di 16-29 in tema di quoziente reti. Fin qui le cifre più evidenti che marcano la differenza decisa di marcia tra l’Atalanta e il Cagliari avversario di turno alle soglie del giro di boa. Diego Lopez ha raccolto solo 2 punti nelle ultime 5 giornate, col Bologna (1-1) lontano dall’Isola, dove ha vinto con la Spal alla quarta (quando c’era Massimo Rastelli in panchina) e l’Udinese alla tredicesima racimolando comunque 7 punti, e i blucerchiati tra le mura amiche (2-2), per un totale di 11 in 10 partite: meglio dei 6 in 8 del predecessore.

Inutile sottolineare la posizione, il trend e gli obiettivi totalmente all’opposto dei nerazzurri, che non perdono dal 19 novembre (2-0 a San Siro con l’Inter) e hanno cominciato a rastrellare bottini anche extra moenia: 9 punti in tutto, ancora pochini, ma 2 successi di fila con Genoa e Milan. Dal confronto tra le statistiche globali emerge un abisso che va al di là delle dieci lunghezze che distanziano in classifica le due contendenti della diciannovesima giornata. La capacità di metterla da palla inattiva dovrebbe già dire tutto: 9 (3 rigori, 3 su cross da calcio di punizione, 3 da corner) a 2 (1 penalty, 1 da angolo) per i bergamaschi. Ma ovviamente anche le chances create sono parecchie di più: 181 contro 148, di cui 23 assist (quindi propedeutici alla marcatura) e 158 passaggi chiave (ovvero non sfruttati ma potenzialmente da gol), mentre i sardi di palloni smarcanti ne hanno indovinati soltanto 11. Ottava e quindicesima squadra di A, rispettivamente: una speciale graduatoria che suona a riprova della potenzialità agli antipodi dei due organici.

Il gap sofferto dai rossoblù dal mister uruguaiano si alimenta anche della peggiore precisione al tiro (42 per cento contro 53 di tiri totali nello specchio), del possesso palla nettamente inferiore (48 a 53), della relativa esiguità dei duelli vinti (contrasti di ogni genere: 43 a 50%), della facilità con cui prende cartellini (38 gialli e 2 rossi; la Dea 28 e 1) e dall’accuratezza minore nei passaggi (78 a 81 per cento). Quasi superfluo citare alcune note individuali. Il capocannoniere atalantino di campionato, Ilicic, fantasista e non certo punta pura, è a quota 7 (5 consecutivi) con un jolly del centrocampo come Cristante a 6, mentre di là un finisseur puro del pari di Pavoletti (4) si fa bruciare da un trequartista (assente sabato) come Joao Pedro (5) con Barella e Faragò a 2 davanti ai punteros Farias e Sau (1) che hanno segnato quanto il perno difensivo Ceppitelli. A titolo di assistman puro, invece, il Papu Gomez (solo 3 reti) con la sua cinquina piena (1 più della coppia Ilicic-Petagna) batte di 2 Farias.

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