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L’Atalanta e la cinquina di cedibili. Chi se ne andrà?

vido

Come in occasione di ogni riapertura della finestra del calciomercato che si rispetti, anche stavolta ogni squadra insieme alla lista della spesa prepara virtualmente anche quella dei partenti. Tra sottoutilizzati e scontenti, veri o presunti che siano, anche l’Atalanta ha le sue belle gatte da pelare. Anche perché il suo condottiero Gian Piero Gasperini è stato chiaro a costo di apparire brutale: la rosa di ventisei è troppo ampia, anzi “una situazione imposta”, “al massimo ne giocano quattordici a partita”. E così nell’organico c’è una cinquina di panchinari pressoché fissi finita nel mirino di altre squadre. Due-tre di A, le altre della serie cadetta. Proviamo a fare il punto della situazione per ciascuno dei candidabili a un parcheggio altrove per la seconda metà di stagione. Lasciando fuori Alessandro Bastoni, diviso tra la Primavera, le panchine o la lista dei convocati in prima squadra e le voci in chiaroscuro sull’Inter che smentisce di volerlo subito.

Jasmin Kurtic, centrocampista-trequartista, 1989 – Lo sloveno è annoverabile tra i titolari aggiunti, ma da un po’ al netto dell’ottavo di Coppa Italia contro il Sassuolo (nemmeno novanta minuti e rosso per fallo di reazione su Mazzitelli) è sparito nelle retrovie. Con 704 minuti nel solo campionato, frutto di 7 presenze dall’inizio (con gol a Udine prima della rimonta di casa) e 7 da subentrato (3-0 al Verona su ammollo di Gosens), l’ultima a San Siro col Milan, ha comunque giocato più di Castagne e Cornelius. Fino al 2-2 con la Juve, 5 partenze su 7, poi è cresciuto Ilicic e Cristante è diventato l’arma tattica in pianta stabile, ovvero ciò che era lui nella scorsa stagione. Mettiamoci anche il posto a sinistra nel 3-4-3 di Nicosia con l’Apollon Limassol e le tre particine da cambio in Europa League con l’Everton, i ciprioti e il Lione a Reggio Emilia e avremo altri 113′. Quattordicesimo nella classifica dei minutaggi in regular season dietro Petagna, quindicesimo dietro il belga della corsia destra in EL, con cinque panchine più due. Cifre che secondo i bene informati lo starebbero indirizzando al Chievo, dove ritroverebbe Rolando Maran dopo l’annata in B a Varese (2011-2012) con la A sfiorata ai playoff contro la Samp.

Riccardo Orsolini, ala, 1997 – Ha giocato meno di Mancini in campionato, 134′ in un settebello di allacciate di scarpe da sostituto, ma nella quarantina secca di cronometro a Nicosia al posto dell’ammonito Ilicic ha rischiato pure di fare il bis prima del pari locale allo scadere. Col Chievo, da esordiente, il merito del pari è soltanto suo, perché i nerazzurri non stavano venendo a capo di nulla: lui entra al posto di Castagne (a scalare a sinistra è Kurtic), con Ilicic falso nueve e Gomez (che rileva Petagna) sulla sua zolla preferita, Tomovic gli entra in modo scomposto sull’apertura di Ilicic e il Papu lo ringrazia per il penalty gentilmente concesso. Dopo quello spicchio gustosissimo, gli altri assaporati con Crotone (gol annullato dal Var per offside sul vassoietto a due Ilicic-Vido), Fiorentina, Verona, Udinese, Inter e Cagliari. Forse l’equivoco riguarda la posizione in campo: è un’ala destra fatta e finita, da seconda punta si deve adattare. Nel trofeo della coccarda, coi neroverdi targati Mapei, s’è fermato letteralmente al palo. Il suo agente Donato Di Campli assicura che il protetto rimarrà sotto il cappello del Gasp, “un maestro di calcio”. Intanto, però, proprio Beppe Iachini e il pericolante Verona lo vorrebbero dalla Juve, che ne detiene il cartellino e l’ha lasciato a Bergamo in prestito biennale.

Gianluca Mancini, difensore centrale, 1996 – Con la Fiorentina, a settembre, dentro in luogo dell’acciaccato Toloi, 71 giri di lancetta di qualità, determinazione e sempre in anticipo. Col Cagliari, titolarissimo da perno a sorpresa alle soglie del giro di boa per il turnover con Caldara in vista del quarto di Coppa Italia, Pavoletti perso sul secondo corner a favore e quella traversa maledetta nella ripresa. 136′ in A, frutto di quelle due sole presenze, zero al quoto in Europa e 97′ pieni nell’ottavo del torneo italiano minore. La fiducia e l’impiego sbattono contro un solo limite, la presenza di mostri sacri in difesa del calibro di Toloi, Masiello, Caldara e Palomino. Con l’argentino intercambiabile come lui, ma anche con sei anni di più sul groppone, soprattutto d’esperienza internazionale. Il Pescara di Zeman, che sta svezzando alla grande la mezzala Valzania (il nuovo Gagliardini, ma in più ha una berta proibita) e la punta mobile Capone ma non il funambolo Latte (perché?), lo vuole per coprire i buchi del solito scolapasta difensivo, marchio di fabbrica del boemo che guarda soltanto avanti. Ma l’erede di Mattia da Scanzo ha bisogno di restare a imparare, se necessario il più delle volte da spettatore.

Nicolas Haas, centrocampista, 1996 – Un Under 21 svizzero cui nel Belpaese toccano fettine di formaggio che nemmeno negli aperitivi dei bar di provincia più scrausi. Non è un orologio a cucù in grado di dettare i tempi né la fotocopia di un interno bifase ad ampio chilometraggio alla Freuler, ma un jolly che dalla mediana (vedi Sassuolo in coppa, il recupero per la passerella del Papu a Napoli non conta) spazia alla trequarti, dove però s’è visto più che altro in amichevoli e sgambate in avvio di stagione. Tra le linee, più o meno insieme a Kurtic, ha dovuto giocarci con la Spal sotto l’acquazzone dopo aver rilevato Petagna, mossa conseguente all’espulsione di Freuler che ha costretto Gomez a fare l’unica punta. Completano i suoi 36′ in A quelli al posto di Toloi nella giornata dopo, la tredicesima, con l’Inter, sotto di due: virata al 4-2-3-1 con Cristante, Orsolini e Petagna dalla cintola in su. Una buona B in una delle colonie atalantine potrebbe starci. Ma a Pescara c’è abbondanza in mezzo, l’Avellino ha già attinto con Cabezas facendolo tornare dalla Grecia e Perugia o Cesena non sono banchi di prova da urlo dovendosi salvare e stop.

Luca Vido, attaccante, 1997 – Non è un centravanti e non sta largo o non dialoga abbastanza coi partner di reparto per poter fare l’ala o la seconda punta nel senso inteso dall’uomo in panchina. Crotone, Sampdoria, Verona e Udinese le chances concessegli, ma in scampoli di partita, per 83 corsette di cronometro complessive. Niente coppe, nemmeno quella nazionale, nemmeno l’ottavo che avrebbe potuto giocare in carrozza chiunque. Fa gola a Cittadella (sarebbe il graditissimo cavallo di ritorno), Venezia e Verona, tutto materiale che galleggia tra ambizioni di playoff per la A e le preci a rosario sgranato per sperare di rimanerci. In effetti, tra i nomi citati, sembra quello davvero di troppo. Rimedi? Si trovi una particina sua e ci lavori su, la stoffa non gli manca. Con un centrattacco che fa il regista senza segnare con regolarità e tutte quelle ali, forse, basterebbe allenarsi a centrare la porta e a puntarla. In bocca al lupo.

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