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Auguri a Osti, Zauri e Peluso

I 60 del diesse (2006-2010, ora alla Samp) rinnegato ed ex mastino implacabile sui campi spelacchiati dei mitici Anni Ottanta, i 40 di una delle tante plusvalenze uscite dal vivaio verso fine secolo e infine i 34 di un baldo mancinone tuttora in attività. Nel compleanno a tre del 20 gennaio atalantino festeggiano Carlo Osti, Luciano Zauri e Federico Peluso.

Del terzino-stopper nativo di Vittorio Veneto si tendono a ricordare plus e minus dell’attività dirigenziale, ovvero la plusvalenza Schelotto realizzata prima di sbattere la porta con la fine dell’era Ruggeri, conclusa con l’ultima retrocessione, e il mistero legato a Zaza, via a parametro zero. Eppure era stato uno degli eroi della banda di Nedo Sonetti per poi veder scemare il minutaggio con Emiliano Mondonico tra B e avventura europea, quella sbattuta in semifinale contro il Malines: dopo la toccata e fuga sotto Titta Rota nel 1978/79 da caduta in cadetterìa, il prodotto del Conegliano che la stagione precedente aveva vinto la C nell’Udinese con Gigi Delneri in regia sarebbe tornato per un poker d’annate in coda al rientro in Friuli (Mitropa Cup, nel ’78 l’Anglo-Italiano) e ai bienni presso Juve (2 scudetti) e Avellino, assommando 113 presenze e 1 solo gol, all’Inter il 16 settembre ’84.

Quanto all’esterno con natali a Pescina come il fantasista Mimmo Morfeo, girato al Chievo dopo gli esordi in massima serie agli ordini del Mondo, 175 presenze e 3 palloni nel sacco tra A e B (bis di stagioni con Bortolo Mutti e Giovanni Vavassori, il suo mentore che a cavallo dei millenni riportò la Dea dove più le competeva, per chiudere con Giancarlo Finardi) risultarono ai tempi un palmares sufficiente alla chiamata in Nazionale e alla vendita alla Lazio da retrocesso (spareggi con la Reggina) a braccetto con Ousmane Dabo nell’estate del 2003 (2,7 milioni). Con Fiorentina, Samp e Pescara il prosieguo nei pro. Adesso fa il collaboratore tecnico all’Udinese.

115 allacciate di scarpe condite da un poker nella porta altrui, infine, il bilancio nerazzurro per Chicco il lungagnone romano, piovuto a Bergamo nella sessione invernale del mercato 2009 da un AlbinoLeffe che ai giorni nostri continua a sentirsene derubato. Formalmente, agli ordini di Delneri, il terzino sinistro giunse sulla sponda ricca della Città dei Mille in cambio della comproprietà di Karamoko Cisse, potentissimo attaccante mai esploso. Sballottato almeno allo start fra la corsia e la muraglia, ex gavettaro a Vercelli e a Terni, nel disgraziatissimo 2009-2010 Peluso crolla come tutta la squadra (Gregucci, Conte, Bonacina e Mutti in panca) e a gennaio 2013 si ricongiunge in bianconero con il bell’Antonio per un sogno dorato lungo una rivoluzione terrestre e mezzo. Poi il Sassuolo, vabbe’. Potrà sempre raccontare ai nipotini che lui in Azzurro, a differenza degli altri due che spengono le candeline, l’ha pure messa: l’11 settembre 2012, a Modena, nelle qualificazioni mondiali contro Malta. Auguroni.

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