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L’album dei ricordi – La bestia nera in viola e la prima volta di Pisani

Enrico Pisani

Vedere viola ed essere matati è quasi un tutt’uno da queste parti. Che la Fiorentina per l’Atalanta sia la classica bestia nera (56 ko, 40 nulli e 28 successi totali sui due campi, 105 segnati e 180 subìti) sono i numeri a dirlo. Tra le mura amiche i nerazzurri non vincono dal 29 aprile 2012, quando German Denis (11′, di testa, su cross di Gianpaolo Bellini, attuale vice allenatore della Primavera) e Jack Bonaventura (51′, tap in su tiro di Maxi Moralez) firmarono il bottino pieno numero 20 a Bergamo a fronte di 16 affermazioni altrui e 25 pareggi (66 gol per parte), l’ultimo dei quali a reti bianche nella scorsa stagione. Una tregua dopo un poker di batoste consecutive.

Ma la sfida di domenica alle 18, in mezzo a troppe delusioni, tra cui la finale di ritorno di Coppa Italia del 18 maggio 1996 (Amoruso e Batistuta), reca impresso a caratteri indelebili il più bello e struggente dei ricordi. 16 maggio 1993, mezzora di gioco, angolo dalla destra di Maurizio Ganz e sbuca la fronte di chi non ti aspetteresti mai. Il primo gol in serie A di Federico Pisani, 41 soli minuti nelle gambe da riserva e al battesimo del fuoco da titolare concessogli da Marcello Lippi, prendendo l’ascensore. Lui, il più scricciolo fra le seconde punte di quegli anni, tanto da volare via per sempre il 12 febbraio del ’97 contro un pilone dell’Autolaghi, lasciando un rimpianto cui il tempo non ha mai avuto il potere di suturare la ferita.

Quella volta finì 2-1. Alla zampata in mischia di Faccenda all’85’ su punizione di Brian Laudrup, il Fratellino, ben distante dai fasti dell’Europeo trionfale della Danimarca appena l’estate prima, protagonista in negativo insieme ai vari Effenberg e Baiano, rispose quella di Roberto Bordin deviata in porta da Batigol sullo schema lungo da punizione dettato dal sinistro magico di Luigino Pasciullo. All’andata, il 3 gennaio, Carletto Perrone aveva di fatto esonerato Gigi Radice; Luciano Chiarugi, il traghettatore dopo Aldo Agroppi, avrebbe malinconicamente accompagnato in B la creatura di un Mario Cecchi Gori che non le sarebbe sopravvissuto.

Un 2-1 che non si dimentica, il battesimo del fuoco alla quarta presenza al piano di sopra di un campioncino in erba allora nemmeno diciannovenne cui il destino avrebbe negato di diventare davvero grande. Né si può scordare, per altri motivi, iscritti alla voce record, la cinquina di un altro che si elevava leggiadro a qualche centimetro dai prati, Kurt Hamrin detto l’Uccellino, lo svedese di Coverciano che il 2 febbraio 1964 costruì quasi da solo il nido del settebello sporco completato da Petris e reso meno amaro da Domenghini. Roba facile, per chi con 208 palloni nel sacco contro 207 è avanti al Re Leone nelle marcature complessive in maglia grigliata, anche se in campionato l’argentino lo batte 168 a 151. Bando alle ciance, bisogna rinverdire la vittoria all’inglese di Stefano Colantuono contro l’ex Delio Rossi.

 

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