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Lutti senza maglia: i precedenti nel calcio

Il mondo del pallone è rimasto ammutolito davanti alla scioccante notizia della scomparsa di Davide Astori. Il capitano viola è andato ad aggiungersi a quella lunga lista di calciatori, ora militanti nella gloriosa squadra del Paradiso, il cui ricordo sarà sempre vivo nei cuori degli amanti dello sport. Che la causa sia un malore o un incidente stradale, la realtà è che due mondi diametralmente opposti, come quello del gioco e del dolore, si sono incontrati fin troppe volte.

Da quel 30 di ottobre nel 1977 lo stadio di Perugia porta il suo nome: il nome del centrocampista Renato Curi. La tragedia si consumò a inizio ripresa nello scontro giocato, sotto una fitta pioggia, dagli umbri contro la Juventus. Al 5’ del secondo tempo, Curi si accasciò a terra dopo uno scatto. Nonostante l’aiuto di Romeo Benetti, Roberto Bettega e Gaetano Scirea subito dopo ricadde a terra privo di sensi. Spirò un’ora dopo in ospedale.

Altra tragedia, altro malore.
A farne le spese il centrocampista della Pro Patria Ceccotti. Morì a Treviso all’età di 25 anni, sei giorni dopo dopo un malessere che lo aveva colpito in campo. La diagnosi fu quella di una trombosi carotidea alla gamba sinistra con un embolo al cervello.

Il caso italiano più recente è quello del bergamasco Piermario Morosini. In forza al Livorno, nella stagione 2012-13, si accasciò sul campo del Pescara a metà primo tempo. Soccorso dai compagni morirà poco dopo in ospedale. A portare al decesso il giovane centrocampista è stata una rara malattia ereditaria: la cardiomiopatia aritmogena.

La morte però non conosce confini e, sul piano internazionale, tra i casi recenti e drammatici troviamo anche quello di Marc-Vivien Foé. Il centrocampista del Camerun si accasciò al suolo durante la semifinale della Confederations Cup del 2003 contro la Colombia. Aveva 28 anni il leone che, nel ricordo dei suoi tifosi, non morirà mai perché sta soltanto riposando.

Passò un anno e nel 2004 una sorte simile toccò al centrocampista del Benfica Miklos Feher.
Dopo aver ricevuto un cartellino giallo pose le mani sulle ginocchia, cadendo al suolo in pochi secondi. Immediato quanto inutile l’intervento dei medici col massaggio cardiaco: il giocatore decederà in serata per fibrillazione ventricolare causata da cardiomiopatia ipertrofica.

Altro precedente recente quello di Patrick Ekeng. Il centrocampista africano, in forza presso i rumeni della Dinamo Bucarest, il 6 maggio del 2016, a soli 26 anni, morì per arresto cardiaco durante la partita col Vitorul Constata.

Destino diverso, ma altrettanto tragico, per altri sportivi, deceduti lontano dal tanto amato rettangolo di gioco.

Morì in un incidente stradale, all’età di 24 anni, la bandiera granata Gigi Meroni. Il centrocampista di Como, venne investito in Corso Re Umberto nei pressi del civico 46. Morì in ospedale, il 15 Ottobre 1967, poche ore dopo l’impatto. Più di 20mila persone parteciparono ai funerali di Meroni e il lutto scosse l’intera città di Torino.

Capoluogo piemontese colpito, dodici anni dopo, dalla scomparsa della bandiera juventina Gaetano Scirea, all’epoca allenatore in seconda dei bianconeri.
Durante un suo viaggio a Babsk, il 3 settembre del 1989, per visionare i polacchi, prossimi avversari europei della Vecchia Signora, fu coinvolto in un incidente stradale. L’auto, tamponata da un furgone, prese fuoco.

Altro incidente fu quello che, nel ‘94, portò alla scomparsa di Giuseppe Campione, fresco di passaggio dal Bologna alla Spal. L’auto guidata dall’amico Antonio Soda finì contro un albero trovando la morte dell’attaccante ventunenne. Nonostante le appena due gare giocate con la maglia bianco azzurra i tifosi della Spal gli intitolarono la loro curva.

Simile la fine dell’atalantino Chicco Pisani. La sua vita venne bruscamente interrotta la notte del 12 Febbraio 1997.
La macchina con la quale ritornava dal casinò Campione D’Italia e sulla quale viaggiava con la fidanzata Alessandra (anch’ella deceduta nell’incidente) e due amici (rimasti illesi) si schiantò sull’autostrada dei Laghi.
Da quel giorno, in segno di rispetto, l’Atalanta ritirò in onore del suo giovane attaccante la casacca numero 14.

Ancora più tragica la morte di due diciassettenni del vivaio bianconero nel dicembre del 2006. I due giocatori della Berretti, Riccardo Neri e Alessio Ferramosca, caddero in un laghetto nel centro sportivo di Vinovo e, recuperati in condizioni critiche, morirono successivamente nella serata del 15 Dicembre.

Questi sono alcuni esempi ma se ne potrebbero fare molti altri. La conclusione, tuttavia, è semplice. Di fronte a tragedie come queste bisogna ricordarsi che non c’è maglia o colore che tenga: la vita vale molto di più e, alla fine, apparteniamo tutti alla forte, quanto temporanea, squadra dell’umanità.

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