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Donadoni e il modulo: uno Mbaye di differenza

serie a

Il Bologna del grande ex di turno vive la vigilia nell’incertezza tra il 4-3-3 e il 3-5-2. Ma per la scelta degli uomini cambia poco, anzi solo il quarto a destra in difesa

Non è ancora chiarissimo se Roberto Donadoni, nella sfida che per l’Atalanta del suo cuore e dei suoi inizi da campione in erba potrebbe significare un trampolino per l’Europa, confermerà o meno il 3-5-2 visto dal kick off nelle ultime due uscite contro Genoa (vittoria) e Spal (sconfitta, ma virata al 4-4-1 dopo il rosso subitaneo a Gonzalez) e ancora prima a Reggio Emilia col Sassuolo nel girone d’andata (vittoria per 1-0 una volta passati a 4-2-3-1, guizzo di Okwonkwo verso il novantesimo).

Simone Verdi ha dimostrato di non gradire il ruolo di spalla pronta a ronzare dietro o intorno allo sprecone Mattia Destro, mentre Federico Di Francesco non è proprio così lieto di doversi smazzare l’intera fascia destra. Ma il tecnico di Cisano Bergamasco non ha molte scelte: fuori Poli in mediana (più il portiere Da Costa e l’altro ex Orsolini) e Palacio convocato per onor di firma, con la squalifica del costaricano cacciato a Ferrara per il fallo da ultimo uomo su Antenucci o propone la linea arretrata a tre De Maio-Simone Romagnoli-Helander oppure esclude il perno arrivato a gennaio dall’Empoli aggiungendo Ibrahima Mbaye basso a destra.

L’unica vera variante consiste dunque nell’innesto del terzino senegalese, ridando ossigeno al figlio d’arte (del mister romanista Eusebio) che sarebbe riallineato sul fronte offensivo al bomber altalenante (pargolo d’oro di Flavio, mastino storico dell’Ascoli) e all’ambidestro autore del gran rifiuto al Napoli durante la corte spietata al mercato di riparazione. Pulgar sarà comunque davanti alla difesa con Donsah e Dzemaili ai lati,  e Masina a sinistra, pendolo o nel quartetto secondo copione.

 

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