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Auguri a Pinato, uno che blindava la porta

Il papà di Marco, estroso jolly del Venezia di Pippo Inzaghi, è stato un fedelissimo della causa nerazzurra: 11 stagioni, di cui solo 1 da titolare, con 757 minuti d’imbattibilità. Un esempio di professionalità e dedizione

Ci sono i figli d’arte e anche i padri, quelli che sono stati un po’ più famosi dei figli. Nella fattispecie un talento in sboccio come l’attaccante-terzino-mezzala mancina Marco, in forza al Venezia di Pippo Inzaghi che ne è stata la levatrice calcistica, nel Milan Primavera vincitore del Torneo di Viareggio nel 2014 insieme a Bryan Cristante e Andrea Petagna. Questo è Marco Pinato, della leva del ’95, mentre papà Davide, 13 centimetri di statura in più (188 vs 175), per inciso fra gli scopritori di Gigio Donnarumma, preferiva allungarsi lungo i sette metri e trentadue di quel rettangolo magico che la gente in guantoni come lui deve mantenere possibilmente inviolata per debito di professione. E anche se il monzese che oggi compie 54 anni all’Atalanta ha trascorso da titolare una sola stagione su undici, a Bergamo i tifosi un tantino più attempati, quelli che hanno attraversato i miti anni novanta e i primissimi duemila, non possono non tributargli un ricordo affettuoso.

A dispetto di una bacheca già pienotta per l’unica annata in una big, quel Diavolo che da otto rivoluzioni terrestri lo assolda come preparatore dei portieri delle giovanili, nell’estate del 1990, già piacevolmente appesantito da una Supercoppa Italiana (1988) e una Coppa dei Campioni (1989) vinte col Milan dell’inattaccabile Giovanni Galli, dei tre olandesi e dello stratega Arrigo Sacchi, rientrato nel natìo Monza (Coppa Italia di serie C, o semiprofessionisti, nel 1988), ecco la scelta per il nerazzurro e una tranquilla carriera in provincia. Da vice di Fabrizio Ferron prima, con l’interludio a Piacenza nel 1991/92, e Alberto “Jimmy” Fontana e Massimo Taibi poi, dal 1997 al 2002, per chiudere a 39 anni nella Sampdoria dove s’era precedentemente trasferito proprio il bollatese volante che gli ostruiva la strada della gloria sotto le Mura.

Il palmares bergamasco di Pinato, guantìpede di sicuro affidamento, parla di un record di imbattibilità societario di 757 minuti stabilito nel 1996/97, quando riuscì a scalzare dallo starting 11 Davide Micillo (23 presenze e 25 gol presi in campionato contro 11 e 21) tenendo lo specchio illibato dalla dodicesima alla diciannovesima. In tutto, 70 presenze tra A e B, 26 in Coppa Italia e 2 nel Torneo Anglo-Italiano. Compagni di viaggio come Claudio Caniggia, Paulino Evair, Valter Bonacina, Daniele Fortunato, lo stesso Superpippo (capocannoniere a 24 nell’annata d’oro del portierone), Mimmo Morfeo, Gigi Lentini e i nuovi fenomeni del Vava a cavallo dei due secoli (Bellini, Pinardi, Pelizzoli, Zauri, gli Zenoni). Tecnico come Piero Frosio, Bruno Giorgi, Marcello Lippi, Emiliano Mondonico, Bortolo mutti e Giovanni Vavassori. E pure la chicca del poker di rigori parati: quelli all’ex compagno di squadra Scapolo in un Bologna-Atalanta 3-1 e a Batistuta in un occhiale al “Franchi” con la Fiorentina nella stagione buona, più il paio a Daniel Andersson nel 2-0 a Bari del 22 ottobre 2000 (gol di Rossini e Ventola). Auguri, campione.

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