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Gosens e Lykogiannis: la svolta a sinistra di Atalanta e Cagliari

I due esterni mancini a confronto: protagonisti della seconda metà di stagione, uno da pendolino e l’altro da neo terzino, ultimamente sono risultati decisivi

10 palloni nel sacco in 148 allacciate di scarpe da professionista contro 7 in 147. Ambedue longilinei, il levantino di più. Sono mancini e relativamente giovani. E per ragioni diverse, ovvero gli acciacchi piuttosto gravi di Leonardo Spinazzola da una parte e dall’altra l’immaturità di Senna Miangue unita alla mancanza di uomini su quella fascia, nella seconda metà del 2017-2018 delle rispettive squadre hanno saputo mettersi in vetrina. L’incrocio tra salvezza ed Europa League, con l’incognita del piazzamento finale, tra Cagliari e Atalanta, vederà una sfida nella sfida tra Robin Gosens e Charalampos Lykogiannis. Col secondo freschissimo autore dell’assist da calcio di punizione, una specialità della casa a differenza del collega tedesco di sangue olandese, per il matchball di fronte piena di Leonardo Pavoletti a Firenze.

GOSENS, UN SINISTRO DAL RENO. Il ’94 nerazzurro di Emmerich am Rhein, carneade pescato dal grande acquario del calcio continentale dalla lenza del Cobra di Lodi, l’uomo mercato di Zingonia Giovanni Sartori, ha costruito le proprie fortune sulle bizze allo start (3 match con convocazione rifiutata, per la voglia insopprimibile di andare subito alla Juve) e sulle sventure tardo-invernali del titolare che gli ostruiva la via della gloria. Se la palla in mezzo a Jasmin Kurtic a suggello del tris al Verona del 25 ottobre scorso aveva fatto subodorare un suo incipiente adeguamento agli schemi di Gian Piero Gasperini e la carambola nel 5-1 a Goodison Park in EL il 23 novembre era suonata come una conferma, il prosieguo dell’ex Bocholt, Rhede, Vitesse (giovanili), Dordrecht ed Heracles Almelo è stato in crescendo parallelamente all’aumentare delle responsabilità. Vedi il lungolinea per innescare il bis del Papu Gomez nel 2-1 del quarto di Coppa Italia a Napoli del 2 gennaio, il rigore procurato (e poi sbagliato dal connazionale a metà Marten de Roon) a Benevento e a ruota il 2-1 per matare il Toro il 22 aprile azzeccando il taglio sull’asse Papu-Castagne. La consacrazione di un utilizzo diventato importante: 16 volte nell’undici al kick off e 4 subentri in campionato; 3 part time in EL, ottavo e quarto del trofeo della coccarda da intoccabile.

DAL PIREO CON FURORE. Il greco dal nome omerico, invece, nelle coppe europee (per Gosens solo un paio in precedenza con l’Almelo, contro i portoghesi dell’Arouca) ha ancora più esperienza. 5 in EL con lo Sturm Graz, da cui i rossoblù l’hanno prelevato il 22 gennaio e 1 con il natìo Olympiakos nell’annata 2012-2013 da 2 presenze in Champions, contro il Montpellier, squadra dell’esordio nel mitico torneo dalle grandi orecchie il 14 ottobre 2012 sotto l’attuale allenatore del Monaco, il portoghese Leonardo Jardim. Poi esonerato per far posto allo spagnolo José Gonzalez, con cui vinse il secondo dei suoi titoli nazionali (il primo con Ernesto Valverde da giovane aggregato). Levadiakos ed Ergotelis, club cretese di Iraklion, le stazioni successive della gavetta comunque a livelli Super League. Quindi i due anni e mezzo in Stiria, che ne hanno corroborato la fama di Kolarov ellenico. Bravo da fermo e in generale negli spioventi, altra dote che lo rende diverso dal quasi gemello – Diego Lopez recentemente ha virato a quattro dietro – atalantino: su azione, in casa del Chievo e dalla corsia prediletta, il facsimile, il 17 febbraio, della prodezza citata in premessa. Peccato che non fosse bastato a evitare il ko, uno dei tanti di una stagione tribolata. Uno dei pochi appunti a un ’93 così tecnico e capace da aver collezionato un paio di presenze nella rappresentativa senior del suo Paese, per cui ha vinto l’argento nell’Europeo estone Under 19 nel 2012, è la fase difensiva, decisamente da affinare. Però, per dirne una, ha ceduto al romanista Cenzig Undër solo dopo un duello degno di nota. Ma a Firenze il figlio d’arte Federico Chiesa non è mai passato, al massimo soltanto un suo cross. Con l’ex di turno Simone Padoin davanti, domenica sarà uno spettacolo nello spettacolo. Anche se una decina di presenze di cui tre da cambio in corsa non sembrerebbero un buon curriculum.

 

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