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Candeline per Bonetti, eroe anti Malines

Fratello di Dario, cresciuto come lui nel Brescia e difensore centrale, Ivano aveva un sinistro morbido e giocava prevalentemente a centrocampo. Era in campo col 9 e andò come andò

Ivano Bonetti, 54 anni proprio oggi, è famoso per un paio di cose, il ruolo da apripista degli italiani emigrati in Inghilterra (nel Grimsby Town, nel ’95, poi nel Tranmere Rovers e brevemente nel Crystal Palace) e il duetto in panchina, ma anche da dietro la scrivania, col fratello Dario, il lungagnone, lo stopper. A farla breve, l’esperienza al Dundee da maggio 2000 a luglio 2002 e quella al Pescina dal 2007 al febbraio 2010, quando da direttore sportivo perse il posto insieme al congiunto che lui stesso aveva voluto in panchina nel novembre precedente. Ma a Bergamo resta pur sempre il centrocampista mancino, di talento più che discreto tanto da essersi fatto anche un biennio alla Juventus (scudetto 1986), che ballò una sola stagione, la mitica 1987-1988, quella in B con le semifinali contro il Malines in Coppa delle Coppe.

LA CAVALCATA DEL MONDO. Con Emiliano Mondonico a dirigere al di qua della riga di gesso c’era anche lui, nella serata più eroica che la storia dell’Atalanta ricordi. In campo con la 9 c’era Bonetti, la 10 era del mediano Icardi, il regista offensivo Nicoli si tenne la 8, l’unica punta Garlini (che segnò dal dischetto il gol della vana speranza prima della rimonta Rutjes-Emmers) la 11. La seconda punta venne osata solo al 70′, 9 giri di lancetta dalla remuntada ospite: dentro Aldo Cantarutti per Giampaolo Rossi. Non funzionò.

UN BRESCIANO A BERGAMO. Ivano dal nome da mediano (laterale, soprattutto) non era certo il primo bresciano a farsi apprezzare dai tifosi nerazzurri, anche se oltre 4 presenze europee e 26 in campionato, condite dai gol al Taranto e al Modena, non andò. Prima di lui, gente come Enrico Nova, come lui cittadino, e Vito Festa. Il Bonetti che giocava più avanti fra i due fratelli (Mario l’altro) approdati al professionismo, formatosi nelle Rondinelle, ha all’attivo un piccolo giro d’Italia da calciatore: Genoa, Bologna, Sampdoria (scudetto ’91), Torino e Sestrese le tappe non citate, fino a ritirarsi in Scozia da player-manager a 38 primavere. Oggi sono 16 in più. Auguri.

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