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Pessina-Remo, centrocampo atomico: a che serve un rinforzo?

Il 3-5-2 rispolverato da Gasperini in Europa League ha confermato l’impianto solido e la bontà delle risorse a disposizione, nuovi compresi. E il monzese resterà in organico

Matteo Pessina destinato a tornare nei ranghi dopo il rientro di Remo Freuler dalle vacanze post-Mondiali russi? Nemmeno a parlarle. Con uno smistatore come Marten de Roon a giocare basso e Duvan Zapata là davanti non ancora pronto, niente 3-4-1-2 o tridente di peso. No, un rinforzo lì in mezzo non serve, altro che rimpiangere Obiang o annusare l’aria di Tameze, o Pozuelo, o chi volete. Se quel che s’è visto al “Ferhatovic” non durerà il palpito di ciglia dell’illusione e della sorpresa, l’Atalanta non ne ha bisogno. Non da quelle parti, almeno.

RITORNO AL PASSATO. A Sarajevo Gian Piero Gasperini è tornato al 3-5-2 sperimentato nel suo atto primo sotto la Maresana, quando ancora la formula era incerta, e calato a mo’ di asso contro Lione ed Everton nella scorsa edizione di Europa League. Allora si era nella fase ai gironi, qui bisogna aggiustare il tiro per approdare al terzo turno di qualificazione. Detto, fatto: col monzese, vera sorpresa dello start stagionale, a ondeggiare avanti e indietro con la trequarti e il solito inesauribile elvetico a due fasi, il gioco s’è dipanato come meglio non avrebbe potuto. Rischi limitati, densità nella zona nevralgica della pelouse e, sotto la porta altrui, tutto a meraviglia.

DALLA BRIANZA CON FURORE. Ha decisamente svezzato a dovere il ’97, ex milanista di cartellino, il giro di giostra spezzino in cadetterìa. Forgiato dalle sapienti mani dell’ex Fabio Gallo, colui che una sera fece saltare dalla gioia il Comunale e la montagna che gli fa ombra dopo aver eliminato la Juve ai supplementari in Coppa Italia sfruttando al volo un cross del compianto Chicco Pisani. Pure un gol sfiorato nella ripresa, giostrando da mezzala destra, zolla da cui può partire per vangare egregiamente il prato sfruttando il suo sinistro secco e al millimetro. Recuperi, spola, egocentrismo ed egotismo al bando: un giocatore di squadra come se ne vedono pochi. E dire che era dato fra i partenti dopo essersi smazzato la prima parte di preparazione, come l’anno scorso. Monza, Lecce, Catania e Como (9 reti, sempre col mentore Gallo in panca, 2015-2016), conti fatti, sono state una gavetta formativa e corroborante.

IL REMO IN MEZZO AL MARE. Stratosferico nella mediana a due, l’orologio svizzero che a Russia 2018 non ha trovato posto non ha fatto una piega ad adattarsi a tre, roba che comunque aveva cominciato a fare con Edy Reja. Se è vero, come ripete spesso il Gasp, che nessun giocatore finisce non diciamo la carriera, bensì la singola partita, nella stessa posizione del kick off, allora ecco il motorino ideale per mettere la toppa a ogni sbrego. Dietro le punte, quello no: ci penserà Mario Pasalic, arruolabile dall’Hapoel Haifa in poi, oppure a Josip Ilicic allargandosi preferibilmente a destra quando non sarà più sotto antibiotico. Oppure lo stesso Pessina, alternato con Luca Valzania nelle uscite sul campo del ritiro in Valseriana. Anche se ora si fa sul serio e i ruoli non sono esattamente come figurine ancora attaccate alla base.

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