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Candeline per Maurizio Rossi, dodicesimo-meteora

Il portiere di Rezzato partecipò alla sfortunata campagna in serie B nella stagione 1980/81, culminata con la prima e unica retrocessione in C dei nerazzurri

Tre presenze di fila, dal 30 novembre al 14 dicembre 1980, e cinque gol subiti. Tre (a uno) dalla Samp, due dal Monza, con la vittoria corsara di Pescara in mezzo. L’inizio e la fine dell’esperienza tra i legni dell’Atalanta di Maurizio Rossi, oggi 59 anni, da Rezzato, provincia di Brescia. La squadra del suo paese è nel calendario di quella attuale del Gasp, lo sparring partner dei nerazzurri domenica 12 agosto a Zingonia tra l’andata e il ritorno di Europa League contro l’Hapoel Haifa. A lui, invece, toccò il ruolo del guardiaspalle del portiere titolare Maurizio Memo, nella Dea più sfigata di sempre: la prima di Cesare Bortolotti presidente, stagione 1980-1981, Bruno Bolchi in panca rimpiazzato dalla diciannovesima giornata dal cavallo di ritorno Giulio Corsini. Niente da fare: si piombò dritti in serie C1, per la prima e per fortuna unica volta – finora: mai dire mai… – nella storia.

LA METEORA. Rossi, cresciuto nel vivaio del Bologna come il quasi conterraneo (di Leno) Giuseppe Zinetti, che ha un annetto più di lui, dal 1978 al 1980 fece il dodicesimo proprio al suddetto. Non che l’aria di Bergamo, a conti fatti, abbia avuto il potere di fargli respirare atmosfere d’alta quota, visto l’esito personale e collettivo. Era l’Atalanta di Giovanni Vavassori, di Battista Festa, di Tonino Rocca, di Augusto Scala, di Ezio Bertuzzo, di Lele Messina che si ruppe quasi subito e di Carletto De Bernardi, cannoniere scelto (9 in campionato) che per pura coincidenza segnò entrambi i gol nel tris di allacciate di scarpe con il festeggiato del 9 agosto titolare a difesa della porta.

LA CARRIERA. Il ritiro nel 1986, da tesserato del Pescara, a seguito del quinquennio di squalifica comminatogli per lo “scandalo del calcio italiano” di quell’anno, una sorta di totonero-bis (nel 1980 l’originale), gli accorciò la carriera a 27 rivoluzioni terrestri non ancora compiute. Fece in tempo a farsi un paio di stagioni a Taranto prima di trasferirsi per pochi mesi all’Avellino in A (terzo portiere, dietro ad Alessandro Zaninelli e Giovanni Cervone), a ottobre ’83 raggiunge l’ultima stazione. Tanti auguri, un atalantino è per sempre.

 

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