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Candeline anche per Bianchezi, il centravanti coi baffi

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Il brasiliano, arrivato a sostituire Evair, ballò una sola stagione senza scivoloni: un 1991-1992 da capocannoniere… insieme a Caniggia

Un paulista? Proprio non sembrava, a vederlo, col baffo spinoso e il taglio di capelli da cantante neomelodico. Carlos Alberto Bianchezi, il bomber do Brasil arrivato all’Atalanta a sostituire un idolo dei tifosi come Evair, nondimeno si portò a casa la pagnotta: 9 gol e titolo di capocannoniere di squadra nella stagione 1991-1992 insieme a Claudio Caniggia, ma con due match in meno, 33 contro 35. E un pallone nel sacco, al Padova, sulle quattro partite di Coppa Italia, conclusa agli ottavi con la Juventus. Oggi compie 54 anni. E chissà se vorrà viaggiare con la memoria colorandola di nerazzurro a 26 rivoluzioni terrestri dai saluti.

RIGORI, CHE PASSIONE. Nella Dea targata Bruno Giorgi l’omonimo del Careca del Napoli, ma solo nell’apelido (il suo addizionato da III), dimostrò una discreta confidenza col fondo del sacco ma anche qualche limite. Ovvero una certa indolenza e un carattere non sempre tranquillo. Vedi i cartellini: due rossi diretti senza nemmeno un giallo, entrambi col Parma. E i rigori: il 6 ottobre ’91 Seba Rossi gli dice di no in Atalanta-Milan 0-2, il 19 gennaio del ’92 al 29′ dal dischetto ecco il matchball con l’Inter (fallo di Antonio Paganin sul Figlio del Vento) che determinò l’addio di Corrado Orrico. Ne avrebbe segnati altri tre, a Napoli, Cremonese e Verona, quest’ultimo (10 maggio) a una settimana da quello sbagliato col Bari. La metà esatta delle marcature in campionato grazie agli undici metri.

KILLER DA TRASFERTA. Bianchezi lontano da Bergamo era un killer niente male, anche perché lì per lì qualcosa sapeva pure inventarselo e in contropiede non sfigurava. Non a caso segnò in tre trasferte vittoriose di fila: il 29 settembre ’91 nel 2-1 a Cremona, con assist al Pajaro compagno di reparto il 20 ottobre nel 2-0 alla Samp e il 3 novembre sempre con un successo all’inglese sul Genoa.

DICA 33. Napoli, ancora i grigiorossi e il Diavolo (che vinse anche a San Siro, 3-1) le altre vittime italiane del nativo di Sao Joaquim da Barra, comune del circondario di San Paolo, di remote origini italiane. Uno campato calcisticamente abbastanza bene, leggi argento nella Copa America del ’91 in Cile, ma durato fino a un’età relativamente giovane: 33 candeline e addio, al Monterrey, in Messico, cinquina di annate post Bergamo per uno cresciuto nel Marilia e affermatosi con Guarani e Palmeiras. I tifosi atalantini, dal palato fine, nelle discussioni da pullman gli davano talora dello scarpone, salvo urlarglielo qualche volta pure allo stadio, ma l’interessato se ne faceva sicuramente una ragione. Tanti auguri.

 

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