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L’album dei ricordi: gli ex a segno in Roma-Atalanta

Valter Bonacina: è tra i romanisti che hanno segnato all'Atalanta da ex

Nelle sfide dei nerazzurri sulla sponda giallorossa del Tevere, palloni nel sacco firmati da nomi illustri. Da parte di ex o futuri cambi di casacca

Tra 47 doppi ex nella storia, figurarsi se qualcuno non doveva metterla a tradimento a quelli che poco prima erano compagni di spogliatoio. Oppure ai nemici di turno che sarebbero diventati pari casacca di lì a non molto. Nella vicenda di sfide nella Capitale tra la Roma e l’Atalanta non è certo mancata gente di nome capace di assolvere al proprio compito con la freddezza del killer. Senza farsi sbarrare il passo da sentimentalismi o amarcord di sorta.

LE SFORNATE DEL FORNARETTO. Stadio Nazionale, 26 ottobre 1947: la serie comincia con la doppietta (2′ e 61′) di Amedeo Amadei, il Fornaretto di Frascati, scudettato nel ’42 in giallorosso ma ancor prima prestito atalantino in B nel 1938-1939 come contropartita (al netto di 120 mila lire) per il mediano Giuseppe Bonomi. Il 4-1 finale, col contentino di Giacomo Mari in chiusura, è completato da Ferrari, l’altra metà della mela di quel pomeriggio (56′ e 68′) allietato dall’esordio del regista magiaro Gyula Zsengeller. Per inciso, Amadei, che da nerazzurro spesso veniva dirottato all’ala destra da Geza Kertesz (un altro passato di casacca anni dopo, nel ’42), segnò anche al ritorno il 28 marzo a Bergamo pareggiando a un quarto d’ora dal termine il vantaggio di Cominelli dopo 5′ della ripresa.

CORSINI E L’AUTOGOL. Chi invece la combinò grossa, sempre a danno dei colori ospiti, senza sapere che avrebbe vestito (dall’estate del ’57) quelli di casa, è Giulio Corsini. San Silvestro del 1955 all’Olimpico, 3-2 (32′ Galli, 37′ Ghiggia) con un doppio Adriano Bassetto (64′ e 77′) di là a rincorrere vanamente il pari: il terzo della Lupa lo scaìna al 66′ il terzino sinistro made in Malpensata, deviando di testa nella propria porta la rovesciata di Dino Da Costa sull’angolo dell’uruguagio campione del mondo nel 1950 nel Maracanazo. Corsini vinse poi la Coppa delle Fiere nel ’61 e la Coppa Italia nel ’64.

DA COSTA SU DUE SPONDE. Proprio l’oriundo brasiliano il 24 aprile 1960 al “Flaminio” serve il tris al 68′ completando l’opera di Pedro “Piedone” Manfredini, senza riuscire a riscattarsi una volta vestita la divisa orobica: l’8 aprile di due anni più tardi, l’acuto al 28′ per rispondere al vantaggio di Menichelli (2′) è vanificato da Jonsson (53′) e dall’autorete di Umberto Colombo.

IL CINA DI BERGAMO. Un altro boia di lusso è Valter Bonacina, anche se al suo rasoterra alla mezzora, l’8 dicembre del ’91, rispose Piovanelli (52′) e finì in pari. Un ex davvero freschissimo, come Cristante il 27 agosto: il 4 maggio dello stesso anno aveva contribuito alla rimonta romanista con l’autogol (un vizio…) all’ora di gioco prima del matchball di Rizzitelli al novantesimo (Catelli per la Dea).

IL PAJARO, IL GAUCHO E SIMBA. Cartoni animati o pallone? Intanto il primo, Claudio Caniggia, detto anche il Figlio del Vento, che illude tutti al 9′ in lob prima del rovescio da poker (Desideri, Gerolin, Berthold e Voeller) del 10 settembre ’89 al “Flaminio” (l’Olimpico era in ristrutturazione premondiale), mentre da capitolino onorario non ha mai castigato la sua seconda squadra del cuore dopo il Boca Juniors (anche se è un prodotto River Plate). Da ex passato in provincia, invece, Carmine Gautieri detto il Gaucho piazza il colpaccio (27′ De Rossi, 30′ Doni) al 55′ il 24 maggio 2003: non servirà a evitare i playout con la Reggina e l’amara retrocessione. Ultimo della serie Pablo Osvaldo, che non poteva strappare a Batistuta l’apodo “Re Leone” e si dovette accontentare del leoncino: colantuoniano cadetto in B nel 2006, killerò il suo ex mentore il primo ottobre 2011 (3-1) in combutta con Bojan e Simplicio, con Denis a riaprire flebilmente le speranze a inizio ripresa.


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