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Filisetti e gli altri: le candeline nerazzurre di oggi

filisetti

Compie 59 anni il terzino sinistro anni settanta-ottanta, uno degli eroi della risalita delle serie C. Gli altri due, Novellini e Della Rocca, hanno molto meno peso specificio nella storia del club

Adriano Novellini oggi dice 70 e l’ancora attivo Luigi Della Rocca 34, ma il loro peso non è così importante sulla bilancia nerazzurra del passato. Daniele Filisetti compie 59 anni da vice allenatore della Juniores della Virtus Bergamo 1909, dopo aver fatto parte dello staff dell’Alzano Cene – la nuova società è nata nel 2015 dalla fusione con l’Aurora Seriate – dal 2011 in avanti. Nella storia dell’Atalanta si trova fra gli eroi, per di più da bergamasco d.o.c, che gli ordini di Ottavio Bianchi risalirono dall’inferno della C1. Dalla B alla A no, perché lui nelle liste suppletive di ottobre ’83 abbandonò la ciurma di Nedo Sonetti per diventare laziale.

FILISETTI, IL TERZINO ODONTOTECNICO. In prima squadra dalla B di Battista Rota (1979/80) e retrocesso dopo l’edizione successiva quando a Bruno Bolchi subentrò Giulio Corsini, Filisetti, abbonato alla maglia numero 3, coi colori della squadra in cui è nato calcisticamente conta 162 presenze (21 in Coppa Italia) e 2 reti. Il matchball di testa a Pistoia il 7 ottobre 1980 e l’apripista in casa con la Cavese nel 2-1 del 24 ottobre ’82. Con la Lazio, due stagioni nella massima serie e due cadette, insieme all’amico ed ex atalantino Giorgio Magnocavallo, che stantuffava a sinistra ma sulla linea di centrocampo; quindi fino al ’90 al Venezia con promozione dalla C2, prima di chiudere tra i dilettanti nella bassa Valseriana. Il suo mestiere? L’odontotecnico. Ma è piuttosto ricercato anche come commentatore televisivo.

NOVELLINI. L’ala o seconda punta di Mariana Mantovana, anche lui prodotto del settore giovanile atalantino, nel 1967/68 sotto Paolo Tabanelli e Stefano Angeleri, suo sostituto a tre giornate dalla fine, rompe il ghiaccio non in serie A (3 partite) né nel trofeo della coccarda (1), bensì tra Mitropa Cup e Coppa dell’Amicizia italo-svizzera (4 e 3 reti). L’annata successiva, 1 e 1 nella coppa nazionale, 2 e 2 in quella internazionale da club di basso rango, mentre sono 12 e 2 in campionato senza evitare la retrocessione nemmeno con Silvano Moro e Carlo Ceresoli. Chiude a Bergamo in B (Corrado Viciani, Renato Gei e Titta Rota) con 36 e 8 in regular season e 3 e 1 a metà settimana. 1 presenza in Under 21, Juventus (scudetto ’72), Bologna (Coppa Italia ’74), Cagliari, Palermo, Iglesias e Carbonia le altre stazioni, senza dimenticare di aver vinto la Viareggio Cup nel ’69 e di aver incrociato l’alba della luminosa carriera di Beppe Savoldi per poi raggiungerlo sulla via Emilia.

DELLA ROCCA. Il brindisino è davvero la meteora del caso, avendo collezionato la pochezza di 6 gettoni da gennaio 2004, in prestito dal Bologna e in arrivo da Catania, nella serie cadetta nell’annata del rientro al piano di sopra by Andrea Mandorlini. Una parabola che dal 2017 dice Sasso Marconi in D, e che avrebbe potuto raccontare una storia più favoleggiante viste le premesse: 12 reti in 28 match dall’Under 15 all’Under 20 e oro agli Europei Under 19 nel 2003 in Liechtenstein. Le cifre, tra la casa madre rossoblù, l’Etna, Bergamo, Pisa, Trieste, Portogruaro, Carpi, Cremonese, Lecce, Novara, Rimini e la provincia bolognese che sa di Nobel? 340 allacciate di scarpe, 65 palloni nel sacco. Auguri.

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