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Auguri anche a Pinardi… e altri due

38 anni per il talentuoso centrocampista di Urago d’Oglio, ma il 5 settembre è anche il giorno del genetliaco di altri due atalantini non proprio d.o.c. seppur di un certo peso

Non solo Ferron, il portiere che volava come un gatto specialmente nell’Atalanta di Emiliano Mondonico. Il 5 settembre è il giorno delle candeline anche per un assortito terzetto nerazzurro di epoche diverse. Anche se il quarantenne Andrea Soncin, a ben guardare, a Bergamo non ha mancato di molto Alex Pinardi, centrocampista d’impostazione e fantasia, 38 primavere (o estati…), 17 palloni in porta in 119 allacciate di scarpe dal 1998 al 2004, tra Bortolo Mutti e Andrea Mandorlini. Un cerchio aperto e chiuso in B, per il neo trentottenne di Urago d’Oglio, che ha scelto di continuare a divertire e divertirsi nell’Adrense, dove la Franciacorta profuma di serie D.

UN PRODOTTO DEL VAVA. Sotto Giovanni Vavassori, che avrebbe valorizzato tutti i suoi ex baby riconquistando la massima serie a cavallo dei due secoli, Pinardi aveva vinto il Trofeo Dossena nel ’97 e lo scudetto Primavera l’anno seguente. Dopo la parentesi di Lino Mutti, ecco il lancio in grande stile dei pupilli del Vava: Pelizzoli, Bellini, Natali, Zauri, Donati, i gemelli Zenoni et cetera ceterorum. Il settimo posto targato ’01 ne è la conseguenza diretta, poi qualcosa si guasta, il sostituto Giancarlo Finardi non evita la nuova caduta cadetta nei playout con la Reggina e nell’estate 2004 il bresciano dai piedi buoni si ritrova nel Lecce di Zeman. Due giri di corsa laggiù, poker nel Modena in B, A abbandonata con Cagliari e Novara e, dal gennaio 2012, sempre più in basso: Vicenza, Cremonese, FeralpiSalò e Giana Erminio, con rescissione dal mondo pro a febbraio. 498 partite e 70 reti nei club; 9 e 2 (in Under 21) nelle giovanili azzurre: si poteva fare di più?

IL COBRA DI VIGEVANO. Soncin, cognome e destino veneto (allena l’Under 17 del Venezia, dove aveva giocato in Primavera; Padova e Montebelluna – ritiro a quota 39 – da calciatore “adulto”), è nativo di Vigevano ed è detto “il Cobra” come un altro atalantino là davanti, Sandro Tovalieri. Lui, proveniente dalla Fiorentina che l’aveva parcheggiato a Pistoia e Lanciano, spalleggiò benone con 7 gol Nicola Ventola che ne fece 15 nell’annata da primato cadetto con Stefano Colantuono, 2005-2006 (aggiungiamoci 4 presenze e 3 timbri in Coppa Italia), per poi retrocedere in A fra le seconde linee per l’esplosione da protagonista delle bocche da fuoco di Riccardo Zampagna: 7 e 1 (1 e 1 a metà settimana), compartecipazione all’Ascoli e parabola discendente anche con Padova, Grosseto, Avellino, Pavia e AlbinoLeffe. Prima di conquistare le Mura Venete, anche Solbiatese (anche vivaio), Vigevano (idem), Perugia (0 presenze in campionato) e Sambenedettese. Ha all’attivo buone prove come commentatore tecnico dei campionati giovanili.

CELLA DI RIGORE. Giancarlo Cella, 78 anni compiuti, chiude questo terzetto ma anagraficamente e cronologicamente dovrebbe aprirlo. Solo che a differenza degli altri, Ferron a maggior ragione, fa la figura della meteora. Perché l’ex ala sinistra e mediano di Bobbio, piacentino della Val Trebbia ai piedi del Monte Penice che gravita sul Pavese, nonché figlio (di Uberto, punta del Piacenza) e fratello (di Albino, attaccante anche di Savona e Como) d’arte, a Bergamo si fece soltanto due stagioni, dal ’66 al ’68, salvandosi con Stefano Angeleri in panchina, il secondo anno cambio del redivivo Paolo Tabanelli, il mister del trofeo della coccarda del ’63. 57 partite e Piero Gardoni scalzato da libero, da queste parti quasi uno sberleffo all’altare della Patria. E una carriera mica male, prima e dopo la Città dei Mille: Bobbiese, Piacenza, Torino, Novara, Catania e, prima di chiudere in biancorosso nel ’72, l’Inter di Giovanni Invernizzi dello scudetto del ’71 coi rimasugli di quella di Helenio Herrera. In più, 9 presenze e 2 reti nelle nazionali giovanili, con oro ai Giochi del Mediterraneo (Libano ’59) e quarto posto alle Olimpiadi di Roma nel ’60. Proprio scarso non era nemmeno lui. Augurissimi.

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