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Auguri a Pelizzoli, lo zar di Bergamo tra i pali

Nell’esperienza al Lokomotiv moltissimi rubli ma anche l’inizio della fase calante della carriera. Oggi, a 38 anni, il lavoro non c’è

Dalla sua Bergamo a Mosca, via Roma e Reggio Calabria. Con quella nomea di Mister 27 miliardi, come il numero di maglia al ritorno dall’esperienza al Lokomotiv arricchente solo sul piano del money, a zavorrargli una carriera da lì in poi in fase calante. Compie oggi 38 anni Ivan Pelizzoli, il portiere del settimo posto dell’Atalanta di Giovanni Vavassori (“Dossena” ’97, scudetto ’98 con Prandelli) allo scollinamento nel nuovo millennio. Grande talento, 194 centimetri che secondo altre fonti sono 197 e soprattutto enorme plusvalenza, in un’epoca in cui il vivaio di Zingonia ne sfornava a getto continuo (Morfeo, i gemelli Zenoni, quindi i Pazzini e i Montolivo) con il solo Gianpaolo Bellini a restare incollato alla maglia.

QUEL 2001 DELLA SVOLTA. Soffiato il posto tra i pali ad Alberto “Jimmy” Fontana, Pelizzoli, cognato di Michele Bacis, compagno nelle giovanili e nell’apprendistato in C a Trieste sul finire del vecchio secolo, tra la Capitale e lo Stretto si guadagnò anche il quarantaquattresimo posto nel ruolo all time dell’International Federation of Football History & Statistics. In giallorosso, 2003-2004, il record d’imbattibilità di 774 minuti, il quarto prima di retrocedere al quinto nel marzo 2016 complice Gigi Buffon (davanti ci sono anche Seba Rossi, Zoff e Da Pozzo): dalla quarta di campionato con l’Ancona (3-0) del 28 settembre al minuto 89 dell’undicesima nel 3-1 al Lecce, con il futuro nerazzurro Chevanton a rompere l’incantesimo.

DA ROMA IN GIU’. Un poker d’annate sotto Fabio Capello, il posto di titolare progressivamente soffiato ad Antonioli, la Supercoppa Italiana, il titolo di “Saracinesca d’Oro” nel 2004 (il meno battuto d’Europa, 14 in 31 gare), le porte aperte della Nazionale maggiore e quella olimpica: cartellini timbrato nelle amichevoli – targate Trap e Lippi – con Svizzera e Finlandia, più il bronzo ad Atene 2004 sotto Claudio Gentile che fa coppia in bacheca con quello nell’Europeo Under 21 in Svizzera di due anni prima. Poi, la promozione miliardaria nel Grande Inverno russo che in realtà scrive il segno meno: Gianluca Curci e il valzer delle panchine (Prandelli, Voeller, Delneri e Conti) proiettano lo zar Ivan alla stagione e mezzo nella Reggina di Walter Mazzarri, fino all’approdo moscovita nel gennaio 2007. Una coppa nazionale e tante incomprensioni, fino a diventare l’ultima delle riserve.

DA BALIA DI PERIN ALLA B. L’ultima stazione è stata il Foggia fino a primavera, ma il richiamo della foresta a fine estate del 2010 aveva proiettato il portierone al ritorno in patria nelle file dei cugini dell’AlbinoLeffe (Madonna e quasi subito Mondonico in panchina). Una rumba proseguita a Cagliari alle spalle del conterraneo Michael Agazzi, perché Federico Marchetti era fuori rosa in attesa di accasarsi alla Lazio, a Padova, a Pescara da balia di Mattia Perin (2012-2013), a Chiavari, a Vicenza, a Piacenza e in Daunia da secondo di Guarna. Auguroni a lui e alle donne di casa, la moglie Silvia da Colognola e le figlie Asia (14 anni) e Gaia (12).

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