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Dal “mercato triste” al “chiudere gli stadi è stupido”: un anno di Gasp-pensiero

Il tecnico nerazzurro non si cura di rimanere abbottonato nelle dichiarazioni alla stampa, qualunque sia l’argomento. Il suo è un calcio anche all’ipocrisia

Chiudere gli stadi (all’Inter per Koulibaly, ndr) è una stupidata: non c’entra il razzismo, ma l’ignoranza e la maleducazione, che cominciano con gli insulti su internet. Io sono contro qualunque cosa faccia male al calcio”. L’ipse dixit è di Gian Piero Gasperini, uno che nelle dichiarazioni ai mass media non è abituato ad abbottonarsi la giacca. La data è il 28 gennaio, alla vigilia della trasferta col Sassuolo. Nemmeno l’ultima di una lunga serie. Abbiamo raccolto per voi le parole più significative del condottiero dell’Atalanta nell’anno appena concluso. Ne esce, come sempre, un Gasp poco disposto a fare sconti, perfino con la società cui pare si stia legando a vita.

GASPERINI E IL VAR. “A occhio nudo si può accettare una situazione difficilissima, ma con il Var no. Il fuorigioco (sul gol di Mertens in casa col Napoli, ndr) è fuorigioco. Un episodio moto grave che cambia il risultato” (21 gennaio, Sky Sport).
Pairetto durante la partita col Genoa mi aveva minacciato che ci saremmo rivisti a Roma dicendomi ‘Non saranno concessi questi comportamenti’. Non so come potesse sapere che il Var in casa della Lazio l’avrebbe fatto lui. Sono stato squalificato in vista di una partita fondamentale per un episodio sul Var di cui non si è accorto nessuno” (12 maggio, alla vigilia di Atalanta-Milan).
Chiesa è un gran giocatore, il talento più promettente per la nostra Nazionale, ma questi comportamenti sono esagerati e penso che andrebbe punito affinché capisca che così non si può andare avanti. È una cosa che poteva accadere in un calcio di tanti anni fa, dove non c’erano né assistenti in video né telecamere” (30 settembre, a Sky Sport, sul contatto da rigore Toloi-Chiesa a Firenze, in realtà una simulazione del viola).
“Per me il Var è uno strumento fantastico se ben utilizzato. Spesso non c’è uniformità di giudizio, vedi episodi del Genoa e del Torino. L’uniformità di giudizio non è facile da raggiungere. Per fortuna il gol nel finale della Lazio è stato annullato per fuorigioco, ma mi sarei volentieri evitato questo thriller” (17 dicembre).

GASP E IL MERCATO. “Abbiamo tre portieri, non vedo perché non tre centravanti. Ho chiesto una terza punta e non me la prendono: l’anno scorso avevo quattro centravanti (Paloschi, Pinilla, Pesic e Petagna, ndr), oggi se viene l’influenza a Cornelius è un problema” (L’Eco di Bergamo, 24 gennaio).
“Siamo indietro rispetto a quanto avevamo preventivato, ci servono almeno quattro giocatori importanti: almeno uno per reparto, non basta il sostituto di Cristante. Altrimenti la rosa non sarà competitiva per le competizioni che dobbiamo affrontare. Bisogna accelerare i tempi per completare l’organico, oppure saremo costretti a fare altre scelte” (8 luglio, dal ritiro di Rovetta: dopo 4 giorni arriverà Zapata, dopo 17 Pasalic).
“Il mercato è stato molto triste e molto esiguo: la società ha messo a disposizione un budget importante, ma sono arrivati tanti giovani che non sono ancora pronti. La rosa, così com’è, difficilmente può essere competitiva su più fronti: se le aspettative sono quelle di ripetere le due annate precedenti, forse ci vuole un allenatore più bravo (14 agosto: il 25 arriverà Rigoni).

GASP E IL PAPU. “A quel signore che ha contestato Gomez rispondo che non ho mai visto il Papu così determinato prima d’ora” (15 luglio, dopo il test col Chiasso a Clusone).
“Gomez me lo tengo stretto, lo abbiamo incatenato e blindato. È partito benissimo, si sta allenando con entusiasmo e vuole fare una stagione straordinaria. È normale che i nostri giocatori siano ambiti da tante squadre” (a Sky Sport, 25 luglio, vigilia di Atalanta-Sarajevo).
“Gomez è un punto di riferimento e la sua nuova posizione lo arricchisce. Ha una tecnica e una capacità di muoversi tali da poter giocare in più ruoli. Ha classe e personalità: contrastarlo è difficile anche se gioca più centrale. Ha caratteristiche di base molto offensive, ma si adatta benissimo a un ruolo più di servizio che di finalizzazione” (16 dicembre, vigilia della Lazio).

IL GASP E JOSIP. “La tripletta di Ilicic? È un giocatore importante per noi, ha lucidità, piede e tecnica. A volte dobbiamo convincerlo ad andare dentro l’area, ma quando lo fa è fantastico. Quest’anno il suo rendimento è straordinario” (A Sky Sport, dopo il 5-0 al Chievo, 18 marzo) .
“Per Ilicic la strada ancora lunga, è molto indietro. Non è pronto per giocare dall’inizio. Spero di ritrovarlo al top prima di Natale” (25 settembre, alla vigilia del Torino).
“L’espulsione di Ilicic è un episodio grave, lui e Gomez sono stati tra i più positivi oggi. Perderlo in maniera così sciocca è molto pesante” (25 novembre, dopo il 3-2 subìto in rimonta a Empoli).
“I ragazzi lo chiamano ‘la nonna’ perché, a parole, è sempre distrutto. Il problema è riuscire ad allenarlo con continuità, se riesci a convincerlo ha un bello spirito ed è molto simpatico per il gruppo. Ilicic è veramente attaccato all’Atalanta nonostante un atteggiamento che sembra indolente” (29 dicembre, Sky Sport, dopo il 6-2 al Sassuolo).

EUROGASP. “Questi due match col Borussia Dortmund e tutta l’Europa League che abbiamo giocato ci danno grande carica. Ci siamo andati davvero vicini. Non siamo stati perfetti, ma meritavamo di passare. Avevamo tanti esordenti, ma ho visto 8 partite di qualità, cuore e voglia. Sono orgoglioso di questa squadra, in pochi pensavano di vederla così forte in Europa. Oggi dovevamo fare il 2-0, abbiamo sprecato tanto. Usciamo a testa alta dopo aver giocato a un grande livello” (22 febbraio).
“Le sfide a eliminazione diretta sono così. Sono diverse da quelle di campionato dove hai sempre la possibilità di rimediare. In questo tipo di gare conta la freddezza, la lucidità, la determinazione nel segnare. Noi non siamo riusciti, su 30 episodi, a realizzarne neanche uno” (30 agosto, dopo il playoff di Europa League perso a Copenaghen).
“Ora ci buttiamo sul Cagliari e sul campionato, senza troppi rimpianti. Se non siamo riusciti ad andare ai gironi di Europa League, significa che non siamo stati abbastanza bravi” (1° settembre, due giorni dopo la delusione ai rigori di Copenaghen).

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