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57 per Domenico Moro, l’eroe della risalita dalla C

Traguardo con l’anagrafe per il “Moretto”, sempre giovane ed esuberante da dirigente di vivaio come quando lo era in campo: all’AFG, il tandem con Garlini

Sembra quasi più giovane adesso, che ne compie 57 all’indomani del Capodanno, rispetto a quando giocava. Sarà che l’esuberanza, da responsabile del settore giovanile dell’AFG Azzano (Fiorente Grassobbio, una big fusion dell’hinterland), è la stessa di quando faceva su e giù per la fascia destra con la maglia dell’Atalanta, aiutandola a risalire nella massima serie in tre stagioni dalla C1. 1981-84, l’Olimpo del pallone appena annusato e, dalle liste suppletive di ottobre, di nuovo giù con Triestina, Ancona, Spezia, Campobasso, Pistoiese, Leffe e Albinese. I ricci fluenti se ne sono andati, ma in compenso gli è spuntato da anni un pizzetto con la mosca che fa tanto ragazzo che si gode la vita e non deve chiedere mai.

RAZZA PIAVE. Il “Moretto”, soprannome con cui è tuttora affettuosamente noto nella Bergamasca – abita a Colognola e ha lavorato ad Azzano San Paolo anche con l’azionista nerazzurro Marino Lazzarini -, nato a Roncade nella Marca trevigiana nel 1962, non è certo l’unico giocatore cresciuto nel Montebelluna ad aver percorso l’A4 fino a Bergamo. Nell’Ottantuno, nella squadra fin troppo di lusso per l’inferno della terza serie allenata da Ottavio Bianchi, di quella scuola c’erano anche Marino Magrin e Claudio Foscarini, pur provenienti da Mantova e Treviso, e in cadetterìa si sarebbe aggiunto l’attaccante Maurizio Sandri. 5 gol e meno di 80 presenze in tutto (5 in Coppa Italia di C, 4 nel trofeo della coccarda per grandi, 1 in Mitropa Cup), da reuccio a destra, scettro e trono soffiatigli alla seconda annata di B dal fenomeno in sboccio Roberto Donadoni. Il mister era Nedo Sonetti, colui che riportò materialmente la Dea al piano di sopra.

TRA CAMPO E SCRIVANIA. Moro, omonimo di Adelio che fu suo compagno in B a differenza sua era un regista avanzato un po’ alla Magrin, pur senza rinnegare origini e cadenza è un bergamasco onorario da 37 rivoluzioni terrestri e mezzo. Non ha mai voluto allontanarsi da qui nemmeno nella sua lunga esperienza in panchina: Leffe (C2, tre anni dopo aver smesso, nel ’97), Stezzanese, Voluntas Osio a due riprese, Ponte San Pietro, Scanzorosciate, Frassati Ranica, di nuovo a Stezzano e quindi ad Azzano, nel 2013, dove ha continuato a seguire dal campo i più baby tra i baby. Ma certamente, nel firmamento nerazzurro, sarà ricordato per sempre insieme agli altri eroi capaci di prendere per mano la Ninfetta ferita e riportarla dove gli compete, insieme ai vari Benevelli, Gianpaolo Rossi, Agostinelli, Mutti e Bertuzzo. Tantissimi auguri. Ah, dimenticavamo: nell’AFG fa tandem con un altro Grande, l’attuale diesse e un tempo bomber da Europa Oliviero Garlini.

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