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Auguri a Cometti, il numero 1 prima di Pizzaballa

82 primavere per il portiere di Romano di Lombardia, che nel numero di stagioni e di presenze supera la mitica “figurina mancante”. Che poi allenò con Titta Rota…

Era il numero 1 sotto questi cieli prima della Figurina Mancante dell’album Panini. Oscurato dalla sua gloria, ma alla fine dei conti nei numeri è avanti lui. 13 stagioni contro 11, 177 presenze contro 141 (più 2 negli spareggi del ’77) solo in campionato. Spegne oggi 82 candeline Zaccaria Cometti, il portiere titolare dell’Atalanta prima dell’esplosione di Pierluigi Pizzaballa. Che poi riuscì a impossessarsi del primato solo dal ’64 al ’66, anno del suo passaggio alla Roma. Il figlio della Fiorita e di Romano di Lombardia, invece, fu nerazzurro dal 1957 al 1970, appendendo le scarpe al chiodo due rivoluzioni terrestri più tardi a Trento.

PORTIERE DI COPPA. C’era Cometti, tra i legni, il 14 ottobre 1963, nello spareggio di Barcellona con lo Sporting Lisbona del primo turno di Coppa delle Coppe. La finale di Coppa Italia (2 giugno ’63) per qualificarsi alla primissima esperienza europea della ninfa del pallone orobico l’aveva giocata il rivale. Poi lussatosi il gomito sinistro in avvio del retour match portoghese, perso 3-1 come lo spareggio, mentre all’andata a Bergamo il 4 settembre Calvanese (suo sostituto a Lisbona, non c’erano cambi dalla panchina: non erano ancora stati introdotti dal regolamento) e Domenghini (triplettista a San Siro nell’unico trofeo vinto) avevano illuso tutti.

RIVALI PER UN RUOLO. Zaccaria e Gigi, prodotti fatti in casa, anche se il secondo era passato da Verdello, cresciuti all’ombra di un maestro come Carletto Ceresoli, coesistono per otto annate, anche se dal ’57 al ’60 il padrone assoluto della scena era stato il collega Angelo Boccardi. La Figurina Mancante, come detto, se ne va nel ’66, dopo i Mondiali inglesi in cui era il terzo dietro Ricky Albertosi e Roberto Anzolin. Il bassaiolo, panchinaro del pontremolese in un match della rappresentativa dell’Interlega a Glasgow nel ’61, resiste fino alla nuova decade, arrendendosi soltanto all’arrivo di Giorgio De Rossi nel Sessantotto.

IN PANCHINA. Dalle 35 primavere (inverni?) in avanti, eccolo in panchina. Tecnico nelle giovanili dal 1975 al 1977, poi vice della prima squadra fino al 1990, da Titta Rota – allenando anche il grande rivale, tornato a fine carriera – a Emiliano Mondonico passando per Bruno Bolchi, Giulio Corsini, Ottavio Bianchi e Nedo Sonetti. La chiusura nel ’92, in punta di piedi, da preparatore dei portieri, sotto Bruno Giorgi che aveva sostituito Piero Frosio, prima dell’avvento di Marcello Lippi. 204 allacciate di scarpe complessive sul campo, quando a pelo d’erba di erba ce n’era poca: 177 in campionato, 11 in Coppa Italia, 6 in Coppa Rappan, 4 in Coppa dell’Amicizia, 5 in Mitropa Cup, 1 in Coppa delle Coppe. Chi meglio di lui, capace di bagnare il naso a un monumento? In alto i calici.

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