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8 gennaio: candeline per altri tre ex nerazzurri

Bosdaves, che ne spegne 74, aiutò la Dea di Corsini a tornare in A. Toccata e fuga per Manuel Locatelli nel vivaio, retrocessione in C per Fulvio Bonomi

Quando le candeline rivestono un’importanza minore di quelle del festeggiato speciale, ai compleanni nerazzurri residui capita di doversi dividere lo spazio in tre. Uno, friulano d’importazione come tanti, aiutò l’Atalanta di Giulio Corsini a tornare in serie A nella primavera del ’71. Per l’altro, cresciuto nel vivaio, due stagioni cadette concluse con la clamorosa quanto inedita caduta agli inferi prima di diventare qualcuno con Cremonese e Sampdoria. Il terzo, infine, il classico ragazzino da toccata e fuga, scippato undicenne dal Milan. Oltre a Fortunato, tanti auguri anche a Ivano Bosdaves (74 anni), Fulvio Bonomi (59) e Manuel Locatelli (21).

UN FRIULANO ALL’ATTACCO. Bosdaves, udinese purosangue nato nelle Zebrette, giunge venticinquenne a Bergamo nel Settanta dopo aver vestito anche le maglie di Spal e Napoli. Due stagioni da Ciuccio con l’intermezzo a Brescia. Una delle porte sforacchiate – doppietta – da questo numero 11 da settebello, ala sinistra nominale (il tornante di destra era Giovanni Sacco, 7 gol solo in campionato), seconda punta effettiva a supporto di Luigino Vallongo, 6 in cadetterìa come lui, mentre il bomber vero era il regista d’attacco da decina piena, Adelio Moro. Altre vittime nelle 22 presenze in regular season, Casertana due volte, Reggina e Novara. In Coppa Italia, invece, il timbro su rigore nel 2-1 all’Inter a San Siro nel girone.

FULVIO IL BLUCERCHIATO. Nella Samp di Vialli e Mancini con Boskov in panca, il gregario settepolmoni di Seriate si fece in realtà solo due stagioni, entrambe con la Coppa Italia vinta (1988 e 1989), interludio spettacolare fra due periodi floridi in grigiorosso A Bergamo era il classico prodotto del vivaio da vendere per fare cassa dopo la caduta in C1, costretto a esordire e arrivare a fine corsa tra ’79 e ’81. Due rivoluzioni terrestri infauste: Titta Rota, precipitato in B dopo le buone annate seguite ai mitici spareggi del Settantasette, molla gli ormeggi; Bruno Bolchi e Giulio Corsini non tamponano le falle.

LOCATELLI FA LE COSE PER BENE. L’unico che gioca, ovviamente. Al Sassuolo, in prestito dal Diavolo. Con trofei azzurri in bacheca: argento all’europeo tedesco Under 19 nel 2016, bronzo nell’Under 20 polacco l’anno dopo. Manuel da Garlate, cresciuto calcisticamente all’oratorio lecchese di Pescate sotto l’egida del padre Emanuele, è la sintesi vivente di scippo e ritorsione: portato novenne a Zingonia da Paolo Rota, a 11 anni si ritrova rossonero grazie allo scout bergamasco Mauro Bianchessi, quando le due società erano in bega per il cartellino di Mattia Alborghetti. In campo è un metronomo incostante, ma si farà.

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