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Il muro delle Fiandre anti Atalanta: Preud’homme dice 60

Spegne le candeline anche il fortissimo e guizzante portiere del Malines, protagonista della semifinale di Coppa delle Coppe della Dea di Mondonico

Ne fa sessanta giusto il 24 gennaio, come gli ex nerazzurri Biondini e Orsolini. Pareva ieri, e invece sono passati quasi trent’anni da quelle semifinali di Coppa delle Coppe che hanno consegnato al mito l’Atalanta di Emiliano Mondonico che stava risalendo dalla serie B. Traguardo doppiato con esattezza da Michel Preud’homme, che di quel Mechelen, noto da queste parti e in tutta Europa con la dizione francese di Malines, era il vero e proprio muro delle Fiandre. Lui, vallone, un portiere sul metro e ottanta, dai riflessi anguilleschi, in quel marzo del 1988 parò anche le mosche.

IL MURO DELLE FIANDRE. La muraglia vera, quella serata del 20 che nessun tifoso si sarebbe scordato mai più, era del “Comunale”, gremito ben oltre le 40 mila presenze della capienza ufficiale. Quella sulla riga di porta fece impallidire chiunque, da Glenn Stromberg e Daniele Fortunato, fermati dalle falangi onniscienti del ricciolino dagli occhi vitrei: due colpi di testa piovuti dal cielo e dai piazzati di Fortunato stesso e di Ivano Bonetti dalla mancina. Lo svedesone, capitano coraggioso, si fece abbassare la saracinesca sui piedi anche all’ultimo tentativo, anche perché convinto di essere in posizione irregolare. Tirò una bombetta da un metri a mezzo, ma l’uomo di Ougrée, patria di quel Gilbert Bodart suo compagno a Liegi (visto da noi a Brescia) di cui allena il nipote Arnaud allo Standard, non fece passare nemmeno quella.

ASSO DI COPPE. I giallorossoneri di Aad de Mos quell’anno strapparono il trofeo all’Ajax consegnandosi a loro volta alla gloria. C’erano Emmers e Versavel, altri Diavoli Rossi. C’era Eli Ohana, punta israeliana che pressava alto, fastidiosa come una zanzara e scaltra come una volpe. C’erano la bandiera Leo Clijsters, regista della difesa dall’apparenza irsuta e dalla leadership artiginale, passato alla storia anche come il papà della tennista Kim, i nazionale olandesi den Boer, Erwin Koeman (fratello di Ronald) e Graeme Rutjes, il killer dei nerazzurri. E poi lui, Preud’homme, il baluardo di tutti i trofei dal 1986 al 1989: Coppa nazionale, Coppa delle Coppe, Supercoppa Europea e infine il titolo belga.

NEI DECENNI FEDELE. Difensore della rete in patria con lo Standard del quale detiene la panchina dall’estate scorsa e del Koninklijke Voetbalclub Mechelen oltre che del Benfica da giocatore, Michel da numero 1 della Nazionale si fece un bel percorso dal calcio sparagnino di Guy Thys e quello di Paul Van Himst, vincendo il Premio Yashin come migliore nel ruolo ai Mondiali americani del ’94. 650 partite tra serie A belga e portoghese, altri due titoli e una coppa del suo Paese più una coppa di Portogallo. Da tencico, invece, la Jupiler League nello Standard nel 2008, a un quarto di secolo dall’ultima quando lui ci giocava. Al Gent la Coppa del Belgio 2010, quindi il Twente campione d’Olanda uscente con Supercoppa e Coppa d’Olanda sfilate nuovamente di mano ai Lancieri di Amsterdam, Al Shabab con campionato saudita (2012), altro titolo nel Club Brugge (2016) tra coppa e supercoppa e adesso il ritorno alle origini, con i prestiti interisti Vanheusden e Miangue tra gli allievi a pelo d’erba. Tanti auguri.

 

 

 

 

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