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Testa al Toro, la Dea può e deve voltare pagina

Dopo aver visto fin troppo rossonero, adesso è la Dea a stendere il drappo rosso per incornare il Toro sabato all’Olimpico e tornare a sorridere

Partiamo da un presupposto: col Milan non è finita. Non è finita la corsa alla Champions, all’Europa. Non è finita la magia dell’Atalanta e del suo panterone Zapata.

PIT-STOP. Mettiamola così, contro Spal e Cagliari era andato in ferie il bel gioco, ma non i gol, col Milan – soprattutto nel primo tempo – tecnicismi e occasioni hanno bussato di nuovo alla porta, peccato che la difesa rossonera l’abbia salvaguardata per bene. E non è finita nemmeno con la squadra di Gattuso perché potremmo ritrovarcela il 15 maggio in una finale di Coppa Italia tanto lontana in calendario quanto vicina per numero di partire.

RIPARTENZE. Andrà però reciso il Giglio in tripla data (anche in campionato sarà importante batterli visto la loro vittoria di oggi), poi si potrà lasciare spazio ai sogni. E alle vendette. Ma prima di tutto la Dea deve ritornare a dominare l’Olimpo e l’Olimpico, con un occhio di riguardo alla fase difensiva, perché un errore banale non mandi all’aria quanto di buono fatto in attacco, tra le magie di Ilicic e l’invadenza puntuale dello svizzero.

BASI SOLIDE. Bisogna ripartire dai punti fermi nerazzurri, dal genio e dalla creatività del trio d’attacco, dal centrocampo che disorienta e recupera palla e dalla panchina lunga del reparto difensivo, perché Mancini e Masiello sono pronti a fare bene e a dire la loro. L’Atalanta sabato alle 15 deve ripartire e superare il Toro per rincorrere un altro sogno a cinque stelle, le stesse che sono cadute venti giorni dopo San Lorenzo, in quel 30 agosto da dimenticare.

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