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Auguri a Valzania, il mediano dalla gavetta infinita

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Al Frosinone il romagnolo continua a scaldare la panchina. In attesa che si liberi una casella a Bergamo, l’apprendistato per il neo 23enne non finisce mai

Due comparsate, tanto per rompere il ghiaccio con l’Atalanta, nei preliminari d’Europa League, a Sarajevo e in casa contro l’Hapoel Haifa. Quindi, due presenze in A, a Roma da titolare nel pirotecnico 3-3 del 27 agosto scorso, tre giorni prima del playoff di Copenaghen fatale ai rigori, e col Napoli il 3 dicembre scorso (dal 71′ per Rigoni). Da gennaio, visto che di spazio non ce n’era, ecco il Frosinone, passato dalle mani di Moreno Longo a quelle di Marco Baroni per non ripiombare al piano di sotto. Subito in campo da ex il 20 gennaio allo “Stirpe”, con cinquina sulla groppa, e un’altra dal kick off contro la Lazio. La dura realtà di Luca Valzania, neo ventitreenne oggi e neo ciociaro del pallone, parla di cinque panchine su sette in gialloblù, le ultime quattro di fila.

DA CESENA CON FURORE. Valzania, accento rigorosamente sulla “i” come ha dovuto ricordare l’interessato anche alla Festa della Dea, evidentemente è destinato a una gavetta senza fine mai. Non certo dalle sembianze di un ergastolo, per uno abituato da sempre a calarsi l’elmetto nelle due fasi, lì in mezzo, nel vivo del gioco. Altrimenti da Zingonia non si sarebbero mai mossi già il 24 giugno 2015 per acquistarne il cartellino dal Cesena a un prezzo non proprio stracciato: 6 milioni di valutazione, contropartite come Koné a titolo definitivo e il prestito del trio Molina-Caldara-Varano. Le cifre, del resto, mica sono malaccio: 98 match e 6 reti da professionista, 8 volte azzurrino Under 21, esordio in B il 13 maggio ’14 (Cesena-Empoli 1-0) e in massima serie il 6 gennaio successivo (1-4 dal Napoli).

UNA VITA IN PRESTITO. A titolo temporaneo Valzania, nato nella piccola capitale della Romagna interna ma non troppo, a una manciata di chilometri dall’Adriatico, sarebbe rimasto nel bianconero nativo per poi approdare con la stessa formula prima a Cittadella e poi a Pescara. Costantemente accompagnato in campo da gente di estrazione nerazzurra: Capelli-Almici-Gagliardini-Lucchini-Nica-Brienza-Cazzola-Marilungo-Caldara-Molina-Varano a casa sua (allenatori: Bisoli, Di Carlo e poi Drago, playoff 2014 vinti col Modena e nel 2016 persi con lo Spezia), senza contare Perico (giovanili), il futuro atalantino D’Alessandro e Kessie; Varnier e Vido (anche qui si coniuga al futuro) in granata sotto Venturato (playoff persi col Carpi); Stendardo-Capone-Latte Lath nel Delfino di Zeman e poi Pillon. Tornerà alla base? Tanti auguri.

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