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Candeline anche per Ceravolo e Pircher

Prelevato in comproprietà dalla Reggina nell’estate del 2009, inizialmente esterno alto, non sfondò in nerazzurro nemmeno in B. Oggi è la riserva di Gervinho. 60 per l’altoatesino

Due stagioni or sono schiaffò ventuno palloni in porta contribuendo in maniera determinante alla storica promozione in serie A del Benevento. Adesso fa la riserva dell’estroso, geniale e un po’ matterello Gervinho al Parma, nel ruolo di prima punta tattica, grazie al fisico da torello costruitosi col tempo. Per l’Atalanta, però, Fabio Ceravolo, nativo di Locri che oggi compie 32 anni, resta la grande incompiuta. Un giocatore sul cui ruolo s’era pure equivocato, visti gli impieghi per lo più in fascia dell’annata 2009-2010, quella dei quattro allenatori compreso Valter Bonacina. Angelo Gregucci ci perse la panchina, finita poi ad Antonio Conte e Bortolo Mutti. La squadra ci perse la serie A, per una teoria abbastanza lunghetta di valide ragioni.

L’UOMO DA CINQUINA. Invece che fare tombola Ceravolo, prelevato da Reggio Calabria con diritto di riscatto della comproprietà ma lasciato tornare alla base due stagioni più tardi, si limitò alla cinquina. Il futuro mister di Juve e Nazionale cominciò timidamente a spostarlo in attacco usandolo da jolly dalla panchina. In quel giro di corsa al top del calcio italiano, 9 da titolare e 18 da subentrato, con gol, sempre in casa e ancora da esterno alto, alla Juventus (7 novembre, si era sul 2-3, finirà 2-5), alla Roma per il vantaggio il 29 novembre prima della rimonta Vucinic-Perrotta e all’ultima in casa contro il Palermo, fra i due acuti (il secondo dal dischetto) del Matador Cavani, il 16 maggio. In B, con Stefano Colantuono, contributo da riserva, 18 in campionato di cui 8 dall’inizio con reti a Portogruaro e AlbinoLeffe (penalty) tra 4 e 11 dicembre 2010. Ripresa la strada della Reggina (Pro Vasto e Pisa negli anni della gavetta), il resto del palmarès parla anche di Ternana e del contributo alla risalita dei ducali con un settebello. In nerazzurro, 48 presenze e 5 gol, globalmente 401 e 90 più 4 a 1 in Under 20.

L’ALTOATESINO ANNI SETTANTA. Spegne le candeline (60) anche un centrattacco potente ma frenato da pubalgie e infortuni muscolari assortiti. Hubert Pircher da Bressanone, giunto a Bergamo quattordicenne nel 1973 dal Bolzano, si smazzò una cinquina di campionati dal ’74 (esordio cadetto il 4 maggio 1975, poco più che sedicenne, nell’1-0 al Novara firmato Mastropasqua) al ’79, di cui gli ultimi due in A. Piccioli, Cadè, Leoncini e Titta Rota i mister dell’epoca, coi famosi spareggi del Settantasette (in primis col Cagliari a Genova il 29 giugno) a far da spartiacque. 67 presenze e fondo del sacco gonfiato 11 volte (12 e 4 in Coppa Italia, 6 in Coppa Rappan) le sue cifre. Non così risicate, in anni in cui in avanti c’erano Musiello, Rizzati, Gattelli, Chiarenza, Marmo, Bertuzzo, Paina e Garritano. Poi, sfiorata la convocazione ai Mondiali spagnoli del 1982 coi 6 gol in maglia Ascoli, la chiusura con Palermo, Rimini, Fiorenzuola e Brembillese (Promozione) a trent’anni, allenando dalla Valbrembana fino a La Torre con tappe ad Alzano, Verdello, Longuelo e Zogno. Augurissimi.

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