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Auguri a Grassi, da Zingonia al giro d’Italia

Tuttora di proprietà del Napoli dopo essere stato valorizzato da Reja, il valgobbino della mediana è stato frenato a Parma dal crociato sinistro

Attualmente è in forza ai Crociati, ma è stato quello anteriore sinistro a tradirlo. Dal 4 dicembre è ferma in infermeria la carriera di Alberto Grassi. Attesa a un’esplosione definitiva che per varie vicissitudini sembra non arrivare mai. Compie oggi 24 anni da incompiuta di talento, il centrocampista a due fasi di Lumezzane. Gettato nella mischia in nerazzurro da Stefano Colantuono (22 novembre 2014, 1-2 con la Roma, dal 69′ al posto di Daniele Baselli), valorizzato da Edy Reja, acquistato dal Napoli (27 gennaio 2016) senza giocarci e quindi tornato alla base, all’Atalanta, nella prima annata gasperiniana da due gol prima di essere girato sempre in prestito alla Spal e adesso al Parma.

DALLA VALGOBBIA A ZINGONIA. Grassi, interno preferibilmente destro nato a Brescia ma valgobbino doc, nipote di cacciatore nella patria delle quaglie, è il classico prodotto del vivaio di Zingonia. Tra i compagni cresciuti con lui, Conti, Gagliardini e Caldara. Ritrovatisi tutti insieme appassionatamente (vicecampioni Primavera 2013 dietro la Lazio, per inciso) nel 2016-2017 dell’esordio bergamasco del Gasp. Per lui, usato da tappabuchi (14 su 18 uscendo dalla panca in campionato), almeno la soddisfazione di rompere il ghiaccio col fondo del sacco da professionista: vittima designata il Pescara, bucato sia nel quarto turno di Coppa Italia il 30 novembre (3-0, a metà del guado tra Raimondi e Pesic) che in A (stesso score) il 19 marzo 2017. Sempre la marcatura di mezzo, tra un doppio Papu Gomez.

VEDI NAPOLI E POI PARTI. Zero fortuna per il lumezzanese a Napoli, vedi le due panchine sotto Maurizio Sarri, infastidito da problemi al ginocchio, prima di tornare alla base a titolo temporaneo (e oneroso, 400 mila). Ma nella mezza stagione da neo acquisto non aveva visto il campo comunque: 9 presenze solo tra i sedili accanto al nuovo mister.

IL FIGLIO DI EDY. Reja, che ha il merito di averlo lanciato in grande stile nella sua annata piena sotto le Mura, nelle interviste chiamava Alberto “mio figlio, il mio bambino”. Fu il Vècio di Lucinico a concedergli il battesimo del fuoco da titolare il 24 maggio 2015 in casa del Chievo e il bis col Milan sei giorni dopo. Quindi 9 su 13 dal kick off, ormai promosso a intoccabile. Risultato? Parabola in decollo e plusvalenza nelle casse societarie, 10 milioncini. E da spallino, ritrovando Kurtic e Paloschi, palloni in porta a Bologna, Torino e Sampdoria. Tanti auguri.

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