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1 punto e 14 gol in più del 2018: le cifre dell’ottimismo

attaccanti

I nerazzurri danno l’impressione di essere frenati nei loro obiettivi da un rendimento altalenante. Ma in realtà facendo i confronti col passato la situazione è più rosea di quanto non si pensi

45 contro 44, 57 contro 43. A questo stesso punto un anno fa, meno 1 nella quota della classifica e soprattutto meno 14 alla voce palloni messi nella porta altrui. Al di là dei vuoti più o meno preoccupanti contro le medio-piccole, l’Atalanta per continuare a inseguire coi piedi per terra il sogno della terza qualificazione europea di fila può volare sulle ali del confronto statistico con la stagione precedente.

CALICE AMARO. Il pessimismo, sostiene il Corriere della Sera di Bergamo, è alimentato automaticamente dal parallelismo degli stenti vissuti contro il Chievo con l’asfissia da gol allo start della stagione, con ben 5 partite senza segnare a cavallo della delusione di Copenaghen nel playoff di Europa League. 2 punti in 6 partite, nel periodo nero tra estate e incipit d’autunno, proprio per la fatica a metterla: gli errori davanti alla porta del Papu Gomez e Andrea Masiello hanno riportato alla mente il momentaccio del reparto offensivo.

BOLLICINE IN VISTA. Sono proprio i numeri, però, a materializzare l’ottimismo di una piena riuscita dei piani in casa nerazzurra. La Dea è molto più prolifica anche della parente stretta dello storico quarto posto del 2016-2017, all’annata d’esordio di Gian Piero Gasperini: stesso numero di reti di quella dopo, quindi 14 sotto l’attuale record. Sono aumentati, com’è noto, i gol presi: 39 contro 31 e 33. Il dorso orobico del Corsera la spiega così: la squadra, con Gomez tra le linee anziché davanti, è molto più offensiva e di conseguenza sbilanciata in avanti, mentre dietro Berat Djimsiti non può dare le stesse garanzie di un Mattia Caldara.

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