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Gasp alla Roma? 3 ragioni pro e 3 contro (vincono le ultime)

Gasp all'Olimpico il 27 agosto scorso: col ditino sembra dire di no ai giallorossi...

Il tecnico atalantino è da qualche tempo al centro dei rumors nella Capitale. Che non tengono però in debito conto la situazione dei giallorossi

Gian Piero Gasperini è sulla bocca dei mass media da quando il traghettatore Claudio Ranieri ha preso il posto del silurato Eusebio Di Francesco sulla panchina della Roma. I tifosi dell’Atalanta possono accettare che il parco giocatori sia un minimarket da plusvalenze, ma non che l’eroe eponimo del nuovo corso sia accostato altrove. Il calciomercato da chiacchiera è come la fase dei perché, il momento in cui i bimbi cominciano a indagare sul senso di ciò che li circonda. Da adulti, quando ci si occupa delle pedine sulla scacchiera della serie A, vanno però accompagnati ai pro e ai contro. CalcioAtalanta ci prova. Perché il Gasp dovrebbe farsi irretire dalle (eventuali) sirene giallorosse o, per converso, dovrebbe rimanere ben saldo al timone nerazzurro? Prima l’analisi, poi i tre perché. Sul fronte del e quello del no.

I PRO: LA BIG DEI GIOVANI. L’uomo di Grugliasco si ritroverebbe tra le mani l’organico che più gli si confà, tecnico e infarcito di promesse da mantenere. Nicolò Zaniolo, se rimane, è il massimo. Alla mezzala Lorenzo Pellegrini si affiancherebbe il terzino sinistro di ritorno e quasi omonimo Luca, in prestito al Cagliari. C’è l’ex Bryan Cristante, tornato grande dopo i precoci esordi milanisti proprio grazie al mentore trovato sotto le Mura. Nemmeno Cengiz Under scherza in quanto a gioventù, e se non è ancora diventato un crac col Gasp potrebbe darsi la sveglia definitiva. Last but non least, sarebbe la seconda e forse ultima chance di allenare una big: riscattarsi dal fallimento interista è un desiderio recondito, ovvero negato dicendo di stare da Dio a Bergamo ma pur sempre vivo.

I CONTRO: LA LUPA DALLE POPPE SMUNTE. Il problema numero uno sarebbe la pressione di una piazza abituata a coccolare gli idoli come a fare il contropelo a quelli che non ce la fanno. All’ombra della Lupa l’incertezza regna sovrana. L’addio di Ramon Monchi lascia il solo Franco Baldini come uomo forte sotto il cappello di James Pallotta, uno che non mastica calcio e affari come Antonio Percassi, rude marcatore anni settanta capace di farsi da sé coronando il sogno di diventare presidente. A breve potrebbe spuntare la diarchia dirigenziale tra il nono re di Roma (l’ottavo è Falcao) Francesco Totti e Frederic Massara. Sarà. Il futuro è nebuloso. I bilanci floridi non sono. I gioielli in vetrina sono in odore di cessione, anche perché il quarto posto da Champions League assomiglia a una chimera. Quali spazi si potrebbero aprire per un sessantunenne che ha già un progetto tra le mani?

PERCHE’ SI’. Il viaggio fino a Trigoria sarebbe l’occasione per uscire dallo stereotipo del guru di provincia che a contatto con la metropoli smarrisce la trebisonda. E poi, chi rinuncerebbe a cuor leggero a solleticare l’ombelico del mondo? Se arrivasse l’offertona irrinunciabile, il Gasp dovrebbe fare le valigie perché: 1) il senso della sfida, qualora la sua nuova destinazione disputasse la Champions a organico non depauperato tecnicamente, sarebbe uno stimolo più forte di ogni argomento contrario; 2) la permanenza-lampo all’Inter è un’onta da lavare per dimostrare di essere da quartieri altissimi: altre occasioni più al top di così per adesso non esistono e difficilmente pioveranno dal cielo; 3) coi giovani, soprattutto gli italiani come il volto conosciuto Cristante, non ci sono allenatori più capaci e più filosoficamente disposti a crederci.

PERCHE’ NO. Anche se il proverbiale ultimo treno è un’aspirazione legittima e nobile, o lo si prende al volo senza scivolare dal predellino o finire a pelle di leone sui binari è un attimo. Ma a volte si deraglia anche a corsa iniziata: Inter docet. Roma non può fattualmente regalare niente di più di ciò che c’è già a Bergamo: l’affetto della gente, una proprietà con la quale il rapporto rasenta la reciproca donazione di organi, un ricambio in campo oculato senza perdere di vista la competitività di una provinciale scopertasi grande grazie all’approdo dell’attuale condottiero. In definitiva, il Gasp deve rimanere perché: 1) qui, parafrasando Mou, ha la sua bella poltrona blu, l’epopea dell’Europa da confermare, Dio, e dopo Dio, lui; 2) l’ultimo treno potrebbe essere un punto di non ritorno a rischio di deragliamento, e qui c’è il precedente che scotta; 3) non è detto, anzi è molto più verosimile il contrario, che l’organico romanista gli sia consegnato intonso e che l’asticella degli obiettivi laggiù sia di anche un solo grado più alta di quassù. Nostra conclusione: il gioco non vale la candela, solo alla Juventus non si potrebbe resistere. Ma quando mai Madama ha assoldato un Over 60 da sistemare a bordocampo?

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