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L’Atalanta in Champions e quella ricetta vincente…

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La squadra nerazzurra arriverà al 17 settembre con un sogno in tasca ma nessun peso sulle spalle

Senza pensieri in testa, con mille emozioni nel cuore: si presenterà così la Dea, qualunque sarà la sua destinazione, al nastro di partenza di un volo storico. Per la prima volta in Champions League dal 1907, contro avversari che non ha mai incontrato nella sua storia. Né che si sognava di affrontare, e i tanti tifosi ancora oggi increduli ne sono un esempio.

GIOCO E SACRIFICIO. Spesso però è molto più importante il viaggio della destinazione e quello compiuto dall’Atalanta – e che sta compiendo tuttora – per arrivare a calciare la palla con le famose stelle promette bene. Ha centrato il terzo posto dopo un campionato di sacrificio che ha fatto conoscere alla penisola la bellezza del gioco del calcio, ma anche la possibilità reale per i giocatori- spesso acciaccati, troppo spesso affaticati – di correre e presenziare in campo per 38 partite da 90’.

SENZA PRESSIONI. La Dea arriva alla medaglia di bronzo che è valsa la Champions da vera squadra affiata e, ora si giunge al secondo elemento essenziale, così rimarrà vista la riconferma sul mercato del suo direttore d’orchestra Gasperini e di tutta la rosa che conta. Ma c’è dell’altro, perché l’entusiasmo per l’impresa è così palpabile che se anche i nerazzurri dovessero perdere tutte e sei le partite del girone, il pubblico bergamasco non solo non avrebbe da ridire, ma anzi li applaudirebbe in ogni caso. In questo modo l’Atalanta arriva alla Champions nel miglior modo possibile: compatta e, cosa ancor più importante, senza pressioni. 

LIBERA DI FARE BENE. Nessuno si aspetta nulla dalla Dea, e così lei sarà libera di divertirsi, giocare e provarci. Quando è scesa in campo con questa prospettiva ha sempre fatto bene, diversamente da altre squadre (vedi Inter e Milan) costruite per raggiungere un solo obiettivo e per questo spossate e annientate dal peso delle aspettative.L’Atalanta invece è e sarà libera di correre, come quella Dea dorata ritratta sul petto della nuova maglia bianca.

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