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Gasperini all’attacco. Chi gli serve per la Champions?

L’allenatore nerazzurro sempre alla ricerca del profilo adatto a completare il reparto sulla carta più forte d’Italia. Si pescherà all’estero

Che sarebbe stato un calciomercato all’attacco non era e non è una sorpresa. L’argentino Franco Cervi del Benfica o il brasiliano di Spagna Rafinha, alias Rafael Alcantara do Nascimento, del Barcellona? Il ballottaggio dei rumors tra i due fantasisti mancini basta e avanza ad alimentare i sogni da Champions dei tifosi. Nessuno, solo qualche annetto fa, avrebbe scommesso che l’Atalanta sarebbe arrivata così in alto da poter soltanto pensare di pescare in club così prestigiosi il pezzo pregiato per rafforzare il reparto avanzato più forte d’Italia. 103 gol, di cui 77 in campionato.

GASP ALL’ATTACCO. Ma Gian Piero Gasperini sa che il terzo fronte delle sfide stagionali stavolta sarà il più tosto possibile. In pratica servono due squadre. Ma con acquisti mirati, perché doppioni o chimere en passant tipo Emiliano Rigoni, tatticamente fuori da ogni schema, sarebbero costose illusioni a rischio di punizione sul campo. Musa Barrow, pur elogiato fuori dai denti dal presidente Antonio Percassi a margine del saluto della squadra di giovedì 25 luglio al Gewiss Stadium, non rientra nei piani dell’attacco: meglio che vada a giocare altrove, per non ammuffire un secondo anno da riserva, con molte meno chance della prima annata piena.

IL GASP PUNTA LA PUNTA. La regina delle coppe è un’occasione da non perdere per costruire la rosa più tecnica, completa e forte di sempre della storia del club nerazzurro. Il tecnico di Grugliasco, quando non lo dice apertamente davanti a taccuini e microfoni spianati, lo lascia intendere senza troppi giri di parole. Il punto fermo è duplice: sostituire Gianluca Mancini dietro, magari col Primavera Caleb Okoli a fungere da sesto difensore, e cercare una controfigura per Josip Ilicic davanti. Non in senso fisico o tattico, bensì uno veloce e con doti importanti in grado di regalare una marcia in più pur senza altre certezze che partire da dodicesimo uomo.

ATTACCO ALL’IDENTIKIT. Il mister evita sempre di snocciolare nomi esotici di fronte ai cronisti. Facendo un’eccezione per la retroguardia: Sergi Gomez è un giocatore del Siviglia”, la sua affermazione domenica scorsa dopo l’ultimo dei tre test di Clusone, contro il Renate. Ciò che non manca mai di sottolineare è la sua predilezione per un certo profilo di attaccante. Ala d’origine, trequartista o fantasista che dir si voglia, purché si adatti alla filosofia del 3-4-1-2 gasperiniano: chi entra deve dare tutto, dare ritmo e giocate al servizio dei compagni, palloni in porta a parte. L’ideale sarebbe Iago Falque, già suo pupillo al Genoa. Uno che punta il vertice, proprio come fa Ilicic, e si sa che nell’Atalanta il centravanti nominale, Duvan Zapata, finisce per puntare quell’altro.

I NOMI (IM)POSSIBILI. Il granata è un rimpianto vecchio di tre anni, se non nella lista dei desideri impossibili. Poteva essere preso dalla Roma nell’estate del 2016: evidentemente i piani erano altri e l’asticella non ancora alzata dall’azione dirompente del Gasp, motore dei recenti successi. Con la metamorfosi da provinciale a big aggiunta, la concorrenza interna al sapore d’Europa ovviamente si nega o alza il prezzo. Federico Di Francesco, uno dei pochi non di piede sinistro del lotto dei preferiti dall’allenatore, è appena stato scaricato dal Sassuolo alla Spal. L’altro Federico, lo juventino Bernardeschi, lavora sì per il presidente, ma solo come testimonial per la Womo, il brand della cosmetica maschile di famiglia. Matteo Politano dell’Inter sarebbe l’idea delle idee se a Milanello arrivasse Romelu Lukaku, altrimenti finirebbe alla voce contropartite (salvo denaro cash) per Duvan Zapata. Adam Ounas e Simone Verdi del Napoli, pur tutt’altro che titolari nel Golfo, non paiono disposti a fare da tappabuchi di lusso quassù. Il doriano Gianluca Caprari è un’incognita, ma anche la Samp mica darebbe una mano al nemico. Per non parlare del milanista Suso. Non resta che pescare all’estero. Alla fine, chi arriverà?

 

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