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Musa Barrow e le gerarchie del Gasp

Il gambiano, ex grande sorpresa fino alla primavera del 2018, nelle amichevoli si dà da fare. I dubbi del tecnico: meglio via per il minutaggio

Benevento, Genoa, Lazio. Tre lampi nel buio, visti col senno di poi. Visto che in seguito se ne sarebbe aggiunta una cinquina, poca roba per uno valutato 20 milioni, nell’annata della possibile e mai avvenuta consacrazione. Musa Barrow, l’uomo in bilico del calciomercato dell’Atalanta, sa benissimo che l’arrivo della punta richiesta da Gian Piero Gasperini avrebbe su di lui l’effetto domino del parcheggio altrove per regalargli minutaggio e ossigeno da titolare. Quello che, a dispetto della grande illusione tra 18 aprile e 6 maggio 2018, quando avrebbe fatto il poker in serie se non si fosse limitato all’assist per il cabezazo di Remo Freuler contro il Torino nella settimana prima di bersi la Lanterna rossoblù, nella scorsa stagione ha avuto a disposizione senza sfruttarlo. Era gradito perché allo start tra i pro faceva le cose semplici, pensando e agendo a velocità doppia, forse tripla rispetto a chiunque. E ora, sulla soglia del giro di corsa da regina delle coppe, non è ritenuto tecnicamente ancora all’altezza.

PUNTA SPUNTATA. Impegno e gol nei test estivi, leggi 4 in Valseriana tra Rappresentativa Città di Clusone e Renate (doppietta in ambo i casi) e ciliegina sulla torta a Norwich per ingabbiare i Canarini a un giorno dai titolo di coda del mese di luglio, non basteranno a far riguadagnare posizioni a Musa nelle gerarchie del suo allenatore. Le chances dal primo minuto non gli sono mancate. 5 su 14 presenze (12 in campionato) della seconda metà del 2017-2018, 10 su 30 a conti fatti a maggio 2019. Di cui però ben 4 su 6 nelle qualificazioni di Europa League e 6 su 22 in serie A, tutte fino al 29 dicembre, causa le magre iniziali sotto porta di Duvan Zapata. Chances sfruttate malaccio.

BARROW RE DI COPPA. Musa, nelle notti di mezza estate, aveva illuso tutti. Tripletta il 2 agosto per salire sull’ottovolante di Sarajevo, gol in casa dell’Hapoel Haifa la settimana dopo. A Bergamo, all’ombra delle Mura Venete e della Maresana, zero al quoto. Giocava non poco, specie in autunno, perché c’era da aspettare Duvan, che poi sostituendolo a Bologna il 4 novembre, quinta da intoccabile per il ragazzo di Banjul, si sbloccò in regular season con un matchball di quelli pesanti relegandolo quasi definitivamente tra i panchinari.

UN GENOA NEL NULLA. 956 minuti in tutto al netto dei recuperi, per il ’98 from Gambia, amicissimo del due primavere più giovane Ebrima Colley con cui condivide casa e linea avanzata a pelo d’erba. Ma fino a dicembre erano stati 805. Un crollo verticale, di giri di lancetta come di fiducia da chi di dovere. E forse pure di autostima. La seconda metà-bis, al contrario della prima, gli è stata fatale. L’unico acuto per la qualificazione all’Europa-tris, che al Mapei Stadium nella remuntada al Sassuolo sarebbe diventata la Champions anche se allora non si sapeva, ancora contro il Genoa, l’11 maggio.

BARROW E IL GASP. Ma il Gasp, che non fa la squadra per riconoscenza e sui crediti arretrati, specialmente se gli episodi decisivi si contano sulla falange di un solo dito, non pare intenzionato a dargli spazio per l’epopea alle porte. Col Leicester, forse, l’ultima apparizione. Poi si torna a Zingonia, dove il suo agente Luigi Sorrentino e il responsabile dell’area tecnica Giovanni Sartori avranno da dirsi qualcosina. Restare per fare la ruggine sul sedile accanto al mister, uno che crede fermamente nell’inutilità di una seconda stagione da riserva, sarebbe controproducente. Perché sperare (pur di giocare) nei malanni di Duvan, del Papu Gomez, di Luis Muriel, di Josip Ilicic e dell’attaccante che verrà, a quasi 21 anni, è di per sé una brutta zavorra per una carriera in sboccio solo due primavere fa.

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