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Europa, che imbarcate di gol per l’Atalanta. La difesa a 3 non paga

moviola Lazio-atalanta

Già tremebonda in campionato, in Champions League in sole tre gare la difesa nerazzurra ha preso 11 dei 24 gol di questo scorcio di stagione. Difendere a 3 non paga fuori confine

Difendendo a 3, in Europa, andava in difficoltà anche la Juventus stile Antonio Conte. Quello, poi, era un 3-5-2 troppo lento per le abitudini della Champions League: poteva fare il vuoto giusto nel campionato italiano, dove rispetto al resto del Vecchio Continente si cammina in ciabatte. Ma che insista col terzetto dietro anche una squadra iperoffensiva come l’Atalanta, novizia delle atmosfere rarefatte della regina delle coppe, risulta piuttosto inspiegabile. Con la cinquina sporca di martedì 22 ottobre al cospetto del Manchester City, squadra che ha potuto sganciare Rodri dalla difesa a quattro in impostazione e attaccava a poker dietro El Kun Agüero facendo saltare ogni misura di protezione, è arrivata la seconda delle tante imbarcate stagionali. Troppe. Tanto che oltre confine siamo a quota 11 in sole 3 gare. Senza contare le 13 in 8 turni di serie A.

DIFESA A 3 O A 4? Certo, Gian Piero Gasperini nella sua concezione del calcio avanza uno dei due centrali difensivi “laterali” per appoggiare l’azione, vedi Rafael Toloi che soprattutto in campionato agisce da regista partendo dalla sua zolla, da molto dietro. Arretrare gli esterni togliendo di mezzo uno stopper non è mica un delitto: Gasp stesso l’ha fatto a Zagabria nel secondo tempo, dopo aver però compromesso il primo davanti a una Dinamo adattatasi pressoché a specchio all’avversario venuto da Bergamo. O nella ripresa a Parma con la Fiorentina, per esempio. Risultato? 1 gol preso in quello spicchio da mutazione genetica in Croazia e altrettanto al “Tardini”, ma rimontando sul pari sotto di due. Perché non provarci anche all’Etihad Stadium, per contrastare la forza d’urto dell’undici di Pep Guardiola, che attacca a 4? I terzini, in fase di possesso, possono comunque continuare a spingere, con uno dei due mediani ad abbassarsi a protezione della difesa.

LA DIFESA E LE DEFEZIONI. In Terra d’Albione c’erano i giocatori contati, a causa della doppia defezione Simon Kjaer-José Palomino. Il danese evidentemente appesantito (adduttore destro) dalla nazionale, dov’è capitano e titolare inamovibile, giocando ogni dannata volta due partite su due, senza aver avuto ancora il tempo di adattarsi agli schemi e agli equilibri atalantini, a onta delle buone prove con Roma e Lecce, proprio perché da ultimo arrivato con due soste di mezzo s’è allenato in gruppo forse meno di chiunque. L’argentino, che con un paio di ingenuità sabato aveva agevolato la rimonta della Lazio facendo regali di Natale in anticipo a Immobile e Correa, ha il flessore sinistro non a postissimo.

MASIELLO A 3: KO ALL’ETIHAD. A maggior ragione si sarebbero potuti schierare la metà dei disponibili nel ruolo, il più tecnico e lineare Toloi accanto al più tenace in marcamento Andrea Masiello, che invece come terzo di sinistra ha faticato come un mulo tanto che nella ripresa, per far posto a Mario Pasalic in mezzo, s’è abbassato lì Marten de Roon. Tenersi il solo Ibañez come ruota di scorta significa condannarsi a forature multiple. Berat Djimsiti, contro i mostri sacri del calcio europeo, non ha il passo e il senso della posizione per tenere anima viva, e l’ex genero di Diego Maradona ci ha messo poche manciate di minuti a farglielo capire. Facendo cadere nel tranello per il sorpasso dal dischetto pure Masiellone.

CAMBIARE O PRENDERE IMBARCATE? Si parla d’imbarcate in Europa, ma in Italia non si scherza. Tris dal Toro a Parma per perderci in contro-rimonta e stessa cosa per il pari con l’Aquila facendosi rimontare. A Ferrara, alla prima, un paio dalla Spal prima di ribaltarla, scambiando le posizioni iniziali: da Djimsiti-Palomino-Masiello a Djimsiti perno con Masiello e Palomino ai lati. Quest’ultimo non è il direttore d’orchestra ideale, eppure anche tre giorni prima della serata clou in Champions ha giocato in mezzo, prima di spostarsi a sinistra con l’ingresso di Kjaer per il viareggino (sul 2-3). Inutile rimpiangere Mattia Caldara.

TIRO MANCINI ALLA DIFESA. Sinergie e sincronismi non dovrebbero essere così difficili da cercare: dopo tutto rispetto alla scorsa stagione, 46 gol presi nelle sole 38 partite di serie A mentre ora come ora siamo a 13 in 7 giornate più le 11 in 3 nell’Europa che conta, l’unica differenza è il fuori e dentro tra Gianluca Mancini e il nordico di cui sopra. Forse per fare l’ennesima plusvalenza l’Atalanta ci sta smenando. O forse, visto che anche secondo il Gasp nessuno s’inventa nulla e tutti tendono a copiare, bisogna attrezzarsi a difendere a quattro come fa qualunque grande squadra di una competizione che col nostro massimo campionato, in termini di tattica, ritmo, pressing e uno contro uno, ha parentele davvero labili.

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