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Percassi, Sartori e Gasperini: gioco di sponda per un mercato da Champions

Percassi

L’allenatore dice che gli serve solo qualcosa in attacco, ma sa che non si va nozze coi fichi secchi. Il presidente parla ancora di salvezza: l’uomo mercato deve fare l’equilibrista

“Dobbiamo salvarci, ricordatevelo”, sorride Antonio Percassi, salutando i cronisti nei corridoi di Zingonia. Dove dal giovedì post trionfo in Champions League si vede sempre più spesso. All’Atalanta, raggiunta una dimensione impensabile con gli ottavi di finale alla prima partecipazione, è impossibile non pensare a prospettive e calciomercato di riparazione. Se si raggiunge tutto e subito anche senza Duvan Zapata e Josip Ilicic, chissà cogli innesti mirati. Ma alla vigilia di Bologna l’allenatore Gian Piero Gasperini, parlando molto di più in camera caritatis che a telecamere spianate, ha fatto capire una cosa: lui tira avanti con ciò che ha, al resto ci pensi la società. Con due avvertenze: “Mi basta una rosa corta con giocatori duttili, perché così il gruppo è più unito e pronto alle emergenze. Ma in attacco non possiamo sempre giocare con quei due fuori”.

GASPERINI E I RIMPIANTI DI MERCATO. In estate il tecnico aveva battuto con insistenza sul tasto della punta esperta e di spessore, sul vice Ilicic per caratteristiche tecniche e di posizione (non di piede o stazza), su un esterno bifronte e sul difensore di livello internazionale. Una figura, quest’ultima bruciata con l’addio in meno di quattro settimane (9 agosto – 2 settembre) di Martin Skrtel e quello annunciato tardo-autunnale di Simon Kjaer. Non si può dire che il Gasp sia disposto a farsi andare bene tutto, anche se di qualità. E Roger Ibañez, il complemento al reparto, per bocca dello stesso mister è destinato altrove per far minutaggio al pari dell’altro prestito dal Siviglia (come il danese) Guilherme Arana (vicinissimo alla Spa) e di Musa Barrow. “Davanti siamo contati, se Duvan dovesse rimanere fuori ancora a lungo mi preoccuperei”, l’ipse dixit del sabato pre “Dall’Ara”. Intanto, però, nemmeno il gambiano viene ritenuto utile alla causa.

GASPERINI, MESSAGGIO A SARTORI? L’uomo in panchina manda a dire alla proprietà e alla dirigenza, per interposti giornalisti, che qualcosa serve, anche se lui andrà avanti comunque per la propria strada: “Anche stavolta porto Traore e Piccoli”. Poi convoca Colley invece del primo, ma tant’è. Dopo aver visto Ibañez in coppa nella partita decisiva, sai le sorprese dietro l’angolo. Fino a un mercato che tutti, a Bergamo, sperano all’altezza dei sogni Champions. Il presidente ha già escluso colpi di testa e di scena alla Ibra. Il mister, che in estate si sarebbe accontentato di gente come Palacio e Ansaldi, praticamente a zero, più Verdi o Politano per fare le veci del discontinuo genio sloveno, è conscio che il pallino non è più suo. Tocca a Giovanni Sartori, col quale si è spesso scritto che sarebbe in dissidio permanente.

SARTORI BUSSA DA PERCASSI. In realtà il responsabile dell’area tecnica è un equilibrista sul filo di due rasoi. La lama che vorrebbe affondare il taglio deciso, il Gasp. E quella presidenziale che finge di voler lisciare il pelo agli obiettivi minimi, ovvero avanti più che si può senza smarrire la trebisonda in un campionato che ci si aspetta ancora da zona coppe. I Percassi, da manager consumati, sanno che fare il passo più lungo della gamba è rischioso. Non per un bilancio che a fine dicembre tocchera il record dei 200 milioni, né per le plusvalenze, perché al termine della stagione ce ne sono sempre un paio pronte, anche quando magari giocano altrove come Dejan Kulusevski.

PERCASSI, BASTA LOW COST. Il pericolo è l’Ibrahimovic di turno che alzerebbe automaticamente le pretese economiche dei compagni, in primis i giocatori di punta, dal Papu Gomez a Duvan passando per Luis Muriel. Il miracolo dell’Atalanta, il trionfo del low cost e di un Gasperini che lo trasforma, non andrà avanti in eterno. E allora non resta che risicare per rosicare, in senso buono. Mattia Caldara non è fuffa: pressing sul Milan, dunque. E forcing davanti per qualcosa di buono. Qualcosa da Champions. Dani Olmo costa 50. Avanti!

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Daniele
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Daniele

Credo sia ingeneroso scrivere che l’Atalanta è andata avanti solo a “colpi low cost”.
Zapata dalla Samp a 28 milioni. Muriel dal Siviglia a a oltre 18 milioni. Idem Malinovsky anche lui quest’anno. Solo per citarne alcuni. Comprati peraltro questi ultimi senza vendere nessun titolare È ingeneroso e non corretto.
Anzi i sono proprio i parametri zero alla Ibra i veri colpi low cost. Che però a lungo periodo si rivelano delle grane per i gli ingaggi e per gli spogliatoi (ultimo Milan di Berlusconi docet)

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