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Kulusevski come Caldara: la plusvalenza entra dalla finestra invernale

Come Mattia Caldara due sessioni invernali del calciomercato or sono, la finestra di metà stagione premia il lavoro dell’Atalanta sui giovani del vivaio. Ma la cessione di Kulusevski ha del clamoroso

Per Dejan Kulusevski, adesso, sembra soltanto una questione tra l’acquirente e chi ce l’ha in prestito. Ovvero tra Juventus e Parma, perché il cartellino è stato di fatto venduto dall’Atalanta ai bianconeri, cui tocca contrattare coi ducali per portarselo a casa subito, magari in cambio del parcheggio del presunto risanato Marko Pjaca, oppure lasciarlo dov’è fino a giugno. In ogni caso, la formula da 35 più 10, milioni e non bruscolini, è un affarone in primis per i nerazzurri. Che hanno visto bocciare da Gian Piero Gasperini il fantasista svedese dopo tre presenze (Frosinone, Milan e Torino) da cambio in corsa nella passata stagione e, alle soglie dell’apertura da spifferi della finestra invernale del calciomercato, ne hanno già ricavato un gruzzolo a distanza.

KULUSEVSKI, IL CALDARA ALL’ATTACCO. Come non ricordare il caso di Mattia Caldara, presunto ma anche impegnativo cavallo di ritorno, che nel dicembre di due anni fa saltò il Christmas Match con l’Empoli per sostenere le visite mediche a casa di Madama per poi essere piazzato a 15 più 10 il 12 gennaio successivo? La differenza, a parte il ruolo e il piede – difensore-perno contro fantasista-trequartista-ala-mezzala; destro contro sinistro -, è che l’enfant-prodige di Scanzorosciate, entrato nel vivaio di Zingonia nei Pulcini, la Juve l’ha in seguito rivista col binocolo, se non per gli esami da ambulatorio ufficiali, dopo un anno e mezzo a titolo temporaneo da atalantino ad altissima fedeltà. Complice lo scambio di cartellini col Milan che vedeva coinvolto Leonardo Bonucci, il figliol prodigo della situazione. Il paragone regge, benché un po’ forzato: Caldara una mezza annata qui, agli ordini del Gasp, prima di meritarsi la chiamata che conta dovette smazzarsela.

KULUSEVSKI E CALDARA, LA DIFFERENZA IN CIFRE. Il buon Dejan, il più promettente tra i millennial del panorama nazionale e continentale, campione d’Italia Under 19 con la Primavera di Massimo Brambilla (17 gol in 55 match, erano stati altrettanti in sole 26 con l’Under 17 nerazzurra), tra quota base e bonus quasi quasi doppia la valutazione dell’illustre predecessore. Tra l’altro valorizzandosi ai massimi livelli con un’altra casacca, i cui padroni vorrebbero vedergliela cucita addosso fino al termine del campionato. Bene a ragione, visto che i meriti dei suoi exploit in serie A vanno ascritti al coraggioso Roberto D’Aversa, pronto a gettare in mischia il nazionale svedese di sangue macedone e venendone ampiamente ripagato: 17 partite (più 2 di Coppa Italia), 4 palloni nel sacco e 7 assist. A Bergamo, dopo quel 23 febbraio terribile nella Torino granata da semi titolare subentrato a Robin Gosens (rotto) e umiliato dalla sostituzione con Musa Barrow nel finale di una partita persa senza un perché, Kulu non è sbocciato. Anzi, si può decisamente togliere la esse davanti. Buon per Antonio e Luca Percassi che la fioritura c’è stata lo stesso. Quanti bei dindini in cassa d’inverno, due stagioni dopo!

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