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Auguri a Fortunato, lo scudiero del Mondo

daniele fortunato

L’ex centrocampista di interdizione, impostazione e fosforo taglia il traguardo dei cinquantasette anni. Un fedelissimo del compianto Baffo di Rivolta d’Adda

Il Mondo era il suo calcio. Era insieme al maestro, da vice in panchina, al Napoli, al Cosenza e all’AlbinoLeffe. Era stato ancor prima il suo scudiero in campo nell’Atalanta di B semifinalista col Malines in Coppa delle Coppe, nel Torino della Coppa Italia del ’93 e ancora a Bergamo, tra ’94 e ’97, per chiudere une bellissima carriera sempre risalendo dalla cadetterìa. Tra un bomber e l’altro, Oliviero Garlini e Pippo Inzaghi, passando da Maurizio Ganz. Sempre col combattente Valter Bonacina nello stesso reparto, orfano ormai della fantasia e delle geometrie di Eligio Nicolini. Daniele Fortunato, che oggi compie 57 anni da tecnico della Berretti dell’Arzignano Valchiampo, più che un fedelissimo della Dea lo è stato di Emiliano Mondonico.

UN MONDO FORTUNATO. Tecnico, flemmatico e dall’ottima visione di gioco, a Fortunato portar via il pallone era un’impresa. Il centrocampista centrale, una sorta di Remo Freuler abituato però a far correre la sfera, nato a Samarate e cresciuto nel Legnano, arrivato a Bergamo nel 1987 da Vicenza come il piccolo grande Eligio e Luigino Pasciullo l’anno precedente, in nerazzurro è stato un Big. In cinque annate con la formula due più tre, 156 presenze e 15 gol in campionato (di cui 74 e 9 in serie cadetta), 22 e 4 Coppa Italia, 8 in Coppa delle Coppe, 3 e 1 nel Torneo Anglo-Italiano. Il rammarico più grande, forse, il palo colto di testa col Malines il 20 aprile 1988 su cross di Ivano Bonetti: poteva essere il 2-0 con finale annessa contro l’Ajax, invece i belgi rimontarono il vantaggio del Gas dal dischetto.

FORTUNATO COL MONDO. Lasciate le Mura Venete con un anno d’anticipo sul maestro dopo aver ottenuto la qualificazione alla Coppa Uefa, ci giocherà – spesso da libero – con la Juventus di Dino Zoff restandoci fino all’avvento infelice dello zonarolo puro e precoce Gigi Maifredi. Quindi il Bari di Boniek, dell’ex atalantino come lui Mimmo Progna, di Boban e di Platt incredibilmente retrocesso e infine l’abbraccio-bis col Mondo, nella Torino granata prima del canto del cigno nella città, insieme a Vicenza (nel Lanerossi dal 1985 al 1987 dopo giovanili e quinquennio in prima squadra nel Legnano), dove vive tuttora, che gli è rimasta nel cuore.

(S)FORTUNATO IN PANCHINA. La gavetta al di qua della riga di gesso comincia a Napoli e Cosenza agli ordini del suo mentore (2001-2003). Prima di riunirsi con il Baffo di Rivolta d’Adda in bluceleste il 9 luglio 2010, esperienza che gli lascia in dote una stagione pressoché a metà (quella successiva, l’ultima in B dei seriani) da responsabile tecnico, l’intermezzo con Cuneo (2004-2007, semifinale playoff per la C1 e finale di Coppa di categoria), Ivrea e Pergocrema (2008/2009, esonerato). Poi il Beira Mar in Portogallo e la Primavera berica, tra 2014 e 2016. Anche i figli Luca (centrocampista) e Stefano (portiere) hanno inseguito le orme paterne, ma senza troppa fortuna. Augurissimi.

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