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Gasperini e il coraggio di sbagliare. A Firenze non era la vera Atalanta

L’allenatore dell’Atalanta, a dispetto delle indicazioni della vigilia, il turnover l’ha fatto eccome. Riproponendo ad esempio Masiello che non ne ha azzeccata una. Ma può sbagliare solo chi ha coraggio

Una Firenze più nera che viola, anche nelle strategie: “Mi sono tenuto Duvan Zapata come quarta e ultima sostituzione in caso di supplementari, ma la partita non è girata dove doveva girare e su Mattia Caldara avrei dovuto comunque spendere il cambio”Gian Piero Gasperini, a bocce ferme, l’ha ammesso. Senza che fosse, o sia, un’ammissione di colpa. Perché nella sua filosofia e nella sua idea di calcio proporre novità anche eclatanti è la cifra del lavoro in settimana a Zingonia e delle sfide sempre ad asticella alzata, anche del rischio, quando c’è la posta in palio. L’Atalanta vista nella tana della Fiorentina non era quella vera. L’uomo in sella, stavolta, ha avuto il coraggio di scelte anche impopolari o a effetti speciali. Il coraggio di rischiare. Il coraggio di sbagliare.

IL CORAGGIO E I RISCHI. Hai voglia a parlare di sedici titolari, quando Andrea Masiello avrebbe rischiato altrimenti la ruggine, il ragazzo di Scanzorosciate era al terzo esordio senza autonomia lungo i novanta minuti, la grintosa saggezza di José Palomino è stata tenuta di riserva per dare requie al figliol prodigo e s’è arrischiato pure il Papu Gomez in uscita dalla panchina. Il pareggiatore della Grande Illusione, Josip Ilicic, ha ripetuto l’exploit personale del 2-2 in campionato, una vita fa ormai, a Parma, quando il Gewiss Stadium era ancora un cantiere. Duvan, forse, viste le vacche magre di San Siro con l’Inter sarebbe stato più un manzo appesantito nei movimenti che il Toro di Cali che tutti conosciamo. Ma con Luis Muriel lasciato ramingo davanti a tenere alte squadra e palla, col risultato di fare il rifinitore davanti a due rifinitori, Ruslan Malinovskyi (assistman dello sloveno, vabbè) e il super-sprecone Mario Pasalic, non s’è andato lontano.

TURNOVER, LA CHANCE DI SBAGLIARE. I due di cui sopra, poi, sono arretrati in mediana coi primi due avvicendamenti (Ilicic per Freuler, Gomez per Masiello con sequela di De Roon a terzo centrale difensivo a destra), sbilanciando la chimica del collettivo. Il Gasp detesta poco cordialmente la parola turnover, eppure l’ha fatto. Rivoltando la squadra anti Inter, così brillante e a tavoletta pigiata senza paura, fino a cambiarne volto praticamente a metà. Ne è uscito lo schizzo da macchie perenni sul quaderno del campo di un Giano bifronte, schizofrenico, a fasi scollegate e scollacciate, senza filtro, timoroso dietro e arruffone davanti. Mattia da Scanzo è stato un perno più che passabile, Masiellone s’è fatto passare sopra e di fianco.

GASPERINI E IL DUO FANTASIA. TARDIVO. Il doppio innesto nel segno della fantasia, proprio come al “Tardini” nel 2-2 acciuffato in extremis dell’attualmente infermeria Timothy Castagne, è stato un vero azzardo, se si pensa che l’allenatore dei miracoli e della Dea formato Champions per natura non snobba nemmeno le furibonde partitelle col suo staff delle quali ogni tot esce qualche spiffero oltre le mura del silenzio del Centro Sportivo Bortolotti.

LA COPPA INDIGESTA. No, la coppa nazionale a Firenze non è stata snobbata. In palio c’era il quarto con l’Inter, dominata per un’ora nella Scala del calcio nel recentissimo Saturday Night Match. Gasperini Gian Piero da Grugliasco vuole tutto perché ha fame di tutto. E a voler troppo, badando agli equilibri e al dosaggio delle sforze, si ottiene la beffa. Col coraggio di sbagliare: “Molti giocatori erano scarichi, la Fiorentina ha voluto il passaggio di turno in coppa più di noi”. Okappa.

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