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Il tifoso Vip – Daniele Belotti, 45 anni di Atalanta: “Dalle trasferte in pullman all’apoteosi di Percassi”

Belotti

52 anni per l’anagrafe, 45 da atalantino per l’onorevole Belotti: “Ero la mascotte dei Commandos, con Percassi il rapporto migliore coi tifosi”

“Più che trasferte fai da te, negli anni ottanta erano trasferte lunghissime su gomma. Però, vuoi mettere le emozioni…”. Daniele Belotti compie 52 anni per l’anagrafe da deputato della Repubblica, di cui ben 45 da tifoso dell’Atalanta, il mestiere che preferisce: “Le prime partite viste nel 1975, in serie B. Il primo di quarantacinque abbonamenti, sempre in Curva Nord, invece, lo Speciale ragazzi nel 1976/77. E adesso l’apoteosi, con Gian Piero Gasperini in panchina e Antonio Percassi alla presidenza: “Il primo a coniugare passione, legame col territorio, programmazione, risultati e rapporti col pubblico in maniera indissolubile e a livelli mai raggiunti in precedenza”.

Una carriera da tifoso vissuta sotto tre grandi proprietà.
“La gestione dei Bortolotti era molto familiare e appassionata. La passione non è mai mancata nemmeno ai Ruggeri, dove però c’è stata una carenza nella comunicazione e nei rapporti con la tifoseria. Una verità storicamente e facilmente accertabile. Anche il primo Percassi, all’inizio degli anni novanta, era stato innovativo. Ma è la completezza del suo secondo mandato a condizionare positivamente il giudizio”.

Il giudizio di una che al “Comunale”, ora “Gewiss Stadium”, se n’è perse poche.
“Ero la mascotte dei Commandos, il primo gruppo da stadio organizzato della storia dell’Atalanta. Quello di Geo Longhi Zanardi e altri, per intenderci. Poi ho fatto parte per molti anni della Brigate Nerazzurre. Ho partecipato attivamente ai tempi delle trasferte europee, ma non a tutte, quando non c’erano i voli low cost”.

I ricordi?
“Ricordi di viaggi lunghissimi, che non finivano mai, e soprattutto su gomma. In aereo ci andammo a Mosca in Coppa Uefa nel settembre 1989. Prima, il pullman, 56 ore tra andata e ritorno in Galles nel 1987 in Coppa delle Coppe contro il Merthyr, o la macchina, a Malines, nella semifinale di andata. A Zagabria, autunno 1990, ci andammo in treno, in un’atmosfera da pre guerra civile”.

Anni emozionanti.
“I momenti dalla carica emotiva spinta al massimo? La cavalcata con Emiliano Mondonico in Coppa delle Coppe, gli anni seguenti con Stromberg-Evair-Caniggia e gli spareggi del Settantasette a Genova per risalire in A, il primo grande esodo di atalantini con 13 mila tifosi al seguito, secondo me non equivalgono comunque ai sei mesi nel 2006 con Delio Rossi alla ricerca di una salvezza mai arrivata. I gol di Stephen Makinwa, i giri di campo, gli striscioni, il senso di appartenenza, il senso della missione: forse il top delle emozioni in tanti decenni di stadio”.

Com’è e com’era il tifoso atalantino?
“Uno disposto a tutto o quasi. Parlavamo delle trasferte europee: ai giorni nostri coi voli a basso costo si va in 600 a Cipro, come in Europa League con l’Apollon; ai tempi, per andare a Salonicco contro l’Ofi Creta, viaggiarono praticamente per una settimana 7 ragazzi della Curva Nord facendosi tutta la Jugoslavia in treno. Per non dire di chi fu capace di farsi il ‘dritto’ in pullman da San Benedetto, campionato di serie B, a Lisbona a veder segnare Aldo Cantarutti passando per Bergamo ma solo per cambiare mezzo. Da domenica a mercoledì in giro, senza contare il percorso a ritroso. Inimitabile! E pensare che oggi in due ore d’aereo sei a Manchester…”.

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