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Candeline anche per Ardemagni e Zanini: due meteore all’Atalanta

46 candeline per il fantasista scuola Juve, nemmeno due stagioni a Bergamo. 33 per il bomber cadetto dall’esplosione mancata in A: maglia numero 15 da pro

Massimo Donati, uno di Zingonia, meritava la primogenitura del pezzo da compleanno, pur essendo anagraficamente a metà tra gli altri due da candeline oggi, giovedì 26 marzo, Nicola Zanini e Matteo Ardemagni. 46 e 33 rispettivamente e, gettando uno sguardo all’indietro, scommesse perse per l’Atalanta. Il primo infilò solo il matchball al Genoa alla prima giornata di una serie B non vinta sotto Bortolo Mutti, da subentrato a Michele Cossato: 6 settembre 1998, unica perla in quasi due stagioni da 49 timbrate di cartellino, da acquisto autunnale in casa Sampdoria della A da retrocessione dell’ultimo Emiliano Mondonico. Il secondo, ingaggiato insieme allo sfortunato Leonardo Pettinari dal Cittadella nell’estate cadetta del 2010, bucò invece soltanto il Foligno in Coppa Italia il 14 agosto e il Sassuolo in regular season il 2 ottobre successivo al Mapei Stadium. 17 presenze in tutto e fine dei discorsi, perché Stefano Colantuono si fidava di più di Simone Tiribocchi con Cristiano Doni fra le linee e Jack Bonaventura esterno alto a sinistra.

ZANINI, VICENTINO E JUVENTINO. Zanini, vicentino di città, pareva un predestinato. Dalle giovanili nei lanerossi al battesimo del fuoco tra i big, a 16 anni e 321 giorni in Juventus-Cesena 3-0 il 10 febbraio del ’90, passo breve ma forse affrettato. L’andirivieni tra Samp e Verona si chiude nel novembre di cui s’è detto sotto la Lanterna, prima del passaggio a Bergamo. Il Mondo gli concede tre prove da titolare su nove in campionato, la prima accanto a Cristiano Lucarelli e le altre insieme alla coppia Federico Magallanes-Nicola Caccia. Il trescorese, la stagione dopo, 13 su 32. Poi il giro d’Italia ricomincia: Pescara, Monza, Como, Triestina, Napoli, Genoa, Ascoli, Vicenza, Albignasego e Treviso, con chiusura a 36 anni per intraprendere l’attività di mister. Nella Marca subentrando a Rumignani il 12 gennaio 2010, per riprendere dal vivaio del Real Vicenza 4 rivoluzioni terrestri più tardi: Allievi Nazionali lì, dai Giovanissimi alla Berretti al Vicenza dove a più riprese tiene le redini della prima squadra prima di finire all’Este in D.

ARDEMAGNI, BOMBER CADETTO. Quanto ad Ardemagni, milanese di nascita residente a Miradolo Terme (Pavia), il paese di Gerry Scotti, ma nato calcisticamente nel San Colombano per approdare in seguito alle giovanili del Milan, al massimo livello del calcio nazionale ha giocato solo in Coppa Italia in rossonero e anche due volte in campionato col Chievo (2013-2014), seconda tappa da atalantino in prestito dopo Modena e prima di Chievo, Carpi, Spezia e Perugia. Da gennaio, il 27, la maglia numero 15 nella carriera da professionista. Sfondare, non ha sfondato, a dispetto di tecnica, forza fisica, movimento su tutto il fronte e doti da rapinatore d’area: gliene manca uno per scrivere 120 nella parabola fra i club, anche perché in Ciociaria non ha visto il campo, complice il dramma Coronavirus. Dal 2016 il cartellino è altrove: biennio all’Avellino, sei mesi in meno all’Ascoli che lo ha mollato per averne in cambio Marcello Trotta, ex presunto obiettivo di mercato della Dea. Dal Cola, concesse 7 prove su 16 dal primo minuto, ma a gennaio 2011 ecco il Padova, per lui che era diventato qualcuno nei granata della provincia grazie a un altro atalantino di ferro come Claudio Foscarini, al bel gioco che si faceva lì, pure al bravissimo Leo che gli metteva palloni al bacio dall’out e ai suoi 22 palloni nel sacco (più 2 in coppa). Perugia, Pizzighettone, Pro Patria e Triestina le stazioni precedenti.

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